<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<!-- generator="FeedCreator 1.8.0-dev (info@mypapit.net)" -->
<rss version="2.0">
    <channel>
        <title>Ci pensiamo noi</title>
        <description>Ci pensiamo noi</description>
        <link>https://cipensiamonoi.egeaonline.it/</link>
        <lastBuildDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</lastBuildDate>
        <generator>FeedCreator 1.8.0-dev (info@mypapit.net)</generator>
        <item>
            <title>Recensione sul &quot;Corriere del Mezzogiorno&quot;</title>
            <link>https://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/13/dicono-di-noi/72/recensione-sul-corriere-del-mezzogiorno</link>
            <description><![CDATA[<p>Monica Mattioli ha scritto una breve ma efficace recensione che sintetizza molto bene i contenuti e lo spirito del libro.</p>
<p>L'articolo &egrave; uscito sul <em>Corriere del Mezzogiorno </em>di luned&igrave; 9 marzo 2020, ma pu&ograve; essere letto <a href="media:280:Corriere Mezzogiorno" target="_blank">qui</a>.</p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">https://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/13/dicono-di-noi/72/recensione-sul-corriere-del-mezzogiorno</guid>
        </item>
        <item>
            <title>TPI - Resoconto dell'evento a Roma con Cottarelli e Misiani</title>
            <link>https://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/13/dicono-di-noi/70/tpi-resoconto-dell-evento-a-roma-con-cottarelli</link>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&ldquo;Una cosa molto giusta che ho trovato nel libro, che &egrave; gi&agrave; nel titolo, &egrave; il concetto &ldquo;Ci pensiamo noi&rdquo;. Significa: siamo noi giovani che dobbiamo essere responsabili, non dobbiamo sempre dare la colpa agli altri se le cose non funzionano. Dobbiamo noi cercare una soluzione, perch&eacute; &egrave; troppo facile dire che &egrave; sempre colpa di qualcun altro&rdquo;, precisa Cottarelli. Perch&eacute; &egrave; proprio questo lo spirito che &egrave; emerso dal libro e dall&rsquo;incontro organizzato da Tortuga: la <strong>mobilitazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo libro i giovani ricercatori di Tortuga hanno deciso di elaborare <strong>10 proposte concrete per migliorare la condizione delle nuove generazioni.</strong> A partire dai temi come: scuola, universit&agrave;, mercato del lavoro, contrasto alla povert&agrave;, maternit&agrave;. Le idee, precedute da analisi precise dello status quo, sono contenute nel libro edito da Egea e introdotto dalla prefazione a firma degli economisti Tito Boeri e Vincenzo Galasso.</p>
<p style="text-align: justify;">&ldquo;Mi &egrave; piaciuto il libro per il suo rigore. &ndash; aggiunge il viceministro Misiani &ndash; &Egrave; a&nbsp;prova di fact checking. &Egrave; un libro&nbsp;con piedi ben piantati per terra: amaro per i numeri ma che contiene delle proposte, delle analisi. Non &egrave; rassegnato&rdquo;.</p>
<p style="text-align: justify;">Andrea <strong>Gorga</strong> e Matteo <strong>Gallone</strong>, soci del think tank Tortuga, hanno spiegato perch&eacute; hanno deciso di scrivere questo libro insieme agli altri giovani soci. &ldquo;<strong>Abbiamo sentito un forte bisogno di fare qualcosa di concreto</strong> per noi e per i nostri coetanei. Ci dobbiamo impegnare per far s&igrave; che le questioni giovanili acquisiscano sempre di pi&ugrave; una maggiore rilevanza in termini di dibattito politico, pubblico e rilevanza mediatica. Questo perch&eacute; se iniziamo ad analizzare qualche dato, <strong>la situazione dei giovani in Italia</strong> non &egrave; solo una situazione problematica, ma potremmo definire anche<strong> un po&rsquo; di emergenza</strong>&ldquo;.</p>
<p>Per leggere l'articolo completo, clicca <a href="https://www.tpi.it/economia/ci-pensiamo-noi-tortuga-giovani-italia-20200305560283/" target="_blank">qui</a>.</p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">https://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/13/dicono-di-noi/70/tpi-resoconto-dell-evento-a-roma-con-cottarelli</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Pandora Rivista - “Ci pensiamo noi”: le 10 proposte di Tortuga per i giovani</title>
            <link>https://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/13/dicono-di-noi/68/pandora-rivista-ci-pensiamo-noi</link>
            <description><![CDATA[<p>Riportiamo di seguito la conclusione della lusinghiera recensione.</p>
<p>"In generale l&rsquo;importante lavoro di Tortuga, qui sintetizzato, &egrave; denso di dati e argomentazioni che non abbiamo potuto riportare interamente. Alcune proposte potranno essere condivise, altre discusse, ma nel complesso il lavoro di Tortuga presuppone certamente un&rsquo;approfondita e raffinata analisi delle politiche pubbliche. Considerata l&rsquo;attualit&agrave; e l&rsquo;urgenza del problema giovanile, contributi come questo sono senz&rsquo;altro benvenuti per gli elementi che portano alla discussione pubblica, attirando l&rsquo;attenzione su un tema come quello generazionale, decisivo per il futuro delle nostre societ&agrave;."</p>
<p>La versione integrale, &egrave; disponibile gratuitamente <a href="https://www.pandorarivista.it/articoli/ci-pensiamo-noi-dieci-proposte-di-tortuga-per-i-giovani/?fbclid=IwAR0hHPy5Qge8dI5wGR0mQhxZYZNXuO-vm2m3qJYW8phHA-LlYKL2k50b_-I" target="_blank">qui</a>.</p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">https://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/13/dicono-di-noi/68/pandora-rivista-ci-pensiamo-noi</guid>
        </item>
        <item>
            <title>“In Italia molta redistribuzione e poca analisi dei risultati”</title>
            <link>https://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/13/dicono-di-noi/65/in-italia-molta-redistribuzione-e-poca</link>
            <description><![CDATA[<p>Orizzonti Politici il 16 febbraio ha intervistato Thomas Manfredi. Responsabile di analisi statistica ed econometria sulle politiche sociali all&rsquo;OECD e membro dell&rsquo;associazione Liberi Oltre. Durante l&rsquo;evento tenutosi a Venezia il 15 e il 16 febbraio abbiamo posto alcune domande riguardanti alcuni aspetti della politica economica del nostro paese. Le domande sono legate ai temi affrontati durante l&rsquo;evento veneziano.</p>
<h3>Cosa ne pensa delle analisi presentate oggi da <a href="http://tortugaecon.eu/">Tortuga</a> nel libro &ldquo;Ci pensiamo noi&rdquo;?</h3>
<p>Credo che sia molto importante legare ad ogni proposta un&rsquo;analisi fattuale della situazione. Oggi Francesco Luccisano parlava giustamente dell&rsquo;importanza della valutazione nella scuola. Secondo me possiamo estendere questo concetto, infatti oggi ogni politica economica ha bisogno di un&rsquo;attenta valutazione ex-ante ed ex-post. Questo aspetto metodologico in &ldquo;Ci pensiamo noi&rdquo; &egrave; fatto molto bene.</p>
<p>Certamente ci sono alcune proposte che andrebbero studiate meglio. Le politiche sociali tendono a sedersi sull&rsquo;esistente con una visione prettamente redistributiva della politica economica. Secondo me sarebbe meglio guardare un po&rsquo; di pi&ugrave; agli incentivi che alla semplice redistribuzione. In Italia oggi si tende a pensare che il mondo sia fermo, quindi la politica economica si incentra prevalentemente nel distribuire le risorse. Questa immobilit&agrave; &egrave; presente anche nell&rsquo;attuale governo, dove si spostano semplicemente risorse da una parte all&rsquo;altra.</p>
<p>L'intervista integrale pu&ograve; essere letta gratuitamente su <a href="https://orizzontipolitici.it/in-italia-molta-redistribuzione-e-poca-analisi-dei-risultati/" target="_blank">Orizzonti Politici</a>.</p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">https://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/13/dicono-di-noi/65/in-italia-molta-redistribuzione-e-poca</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Tortuga a &quot;Liberi, oltre le illusioni&quot;</title>
            <link>https://cipensiamonoi.egeaonline.it/it//32/tortuga-a-liberi-oltre-le-illusioni</link>
            <description><![CDATA[<p>Sabato 15 febbraio, dalle 10 alle 11:30, Tortuga sar&agrave; ospite dell'evento "Liberi, oltre le illusioni", nella bella cornice del campus di Economia dell'Universit&agrave; Ca' Foscari di Venezia (quartiere San Giobbe).</p>
<p>Interverremo con <strong>2 panel</strong>: uno sulla natalit&agrave; e la cultura con Francesco Armillei e Arianna Gatta, l'altro sul mercato del lavoro e la fuga di cervelli con Arianna Gatta ed Antonio Nicoletti.</p>
<p>Modereranno Michele Boldrin (St. Louis University e Ca' Foscari) e Gianluca Codagnone (Fidentiis).</p>
<p><strong>L'ingresso avviene tramite registrazione, disponibile <a href="https://bit.ly/36NioTa?fbclid=IwAR1JnQ5sTn8N0V8yCZWkreGypqL46UMP88Xp082SbAV34t1RcPedb1spFrE" target="_blank">qui</a>.</strong></p>
<p><strong><img alt="Liberi, oltre le illusioni" src="getImage.php?id=251&amp;w=379&amp;h=536&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 379px; height: 536px;" title="Liberi, oltre le illusioni" /></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">https://cipensiamonoi.egeaonline.it/it//32/tortuga-a-liberi-oltre-le-illusioni</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Presentazione in Feltrinelli Verona</title>
            <link>https://cipensiamonoi.egeaonline.it/it//35/presentazione-in-feltrinelli-verona</link>
            <description><![CDATA[<p>Venerd&igrave; 28 febbraio Tortuga presenter&agrave; <em>Ci pensiamo noi</em> all'interno della pi&ugrave; grande libreria veronese, la centralissima Feltrinelli di Via Quattro Spade. L'evento comincer&agrave; alle 18 e terminer&agrave; alle 19:30 circa.</p>
<p>Elia Bidut interverr&agrave; per Tortuga, accompagnato dall'Avv. Rosario Russo (consigliere comunale a Verona) e da Marco Dalla Bernardina (Presidente di Confindustria Giovani Verona).</p>
<p>Ingresso libero fino ad esaurimento posti.</p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">https://cipensiamonoi.egeaonline.it/it//35/presentazione-in-feltrinelli-verona</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Prima presentazione a Milano</title>
            <link>https://cipensiamonoi.egeaonline.it/it//62/prima-presentazione-a-milano</link>
            <description><![CDATA[<p>Mercoled&igrave; 26 febbraio Francesco Armillei e Sara Rabino presenteranno <em>Ci pensiamo noi</em> nell'ampia sala lettura all'interno della libreria Egea, in Viale Bligny - dietro all'Universit&agrave; Bocconi. L'evento comincer&agrave; alle 18:00 e terminer&agrave; alle 20:00 circa.</p>
<p>Mariangela Pira, di SkyTG24, moderer&agrave; la serata. Interverranno anche Tito Boeri e Vincenzo Galasso, economisti alla Bocconi che hanno scritto la prefazione di <em>Ci pensiamo noi</em>.</p>
<p>Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Per avere maggiori informazioni sulla serata, potete seguire l'<a href="https://www.facebook.com/events/2721104844653290/" target="_blank">evento Facebook</a>.</p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">https://cipensiamonoi.egeaonline.it/it//62/prima-presentazione-a-milano</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Presentazione a Roma</title>
            <link>https://cipensiamonoi.egeaonline.it/it//67/presentazione-a-roma</link>
            <description><![CDATA[<p>Marted&igrave; 3 febbraio, dalle ore 18 alle 20 circa, la Feltrinelli di Galleria Alberto Sordi (prospiciente a Piazza Colonna, Roma) ospiter&agrave; la presentazione di <em>Ci pensiamo noi</em>.</p>
<p>Matteo Gallone e Andrea Gorga, entrambi membri del Comitato Direttivo di Tortuga, discuteranno delle prospettive per i giovani italiani con Carlo Cottarelli (Direttore Osservatorio CPI) e Antonio Misiani (Viceministro dell'Economia). Moderer&agrave; Myrta Merlino, giornalista e conduttrice de La7.</p>
<p>L'ingresso &egrave; libero fino ad esaurimento posti.</p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">https://cipensiamonoi.egeaonline.it/it//67/presentazione-a-roma</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Appendice Capitolo 2</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/8</link>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il costo della politica pubblica proposta nella sezione &ldquo;Riordinare sussidi in denaro e voucher: una sfida possibile&rdquo; del capitolo &ldquo;Questi giovani che non mettono su famiglia&rdquo;  &egrave; stato calcolato considerando il numero di bambini e ragazzi dai 0 ai 20 anni, la distribuzione delle famiglie sulle diverse fasce ISEE e considerando una stima della percentuale di famiglie bi-reddito. </p>
<div>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la parte in contanti il costo totale annuale &egrave; stato stimato considerando la platea di riceventi potenziali e l&rsquo;ammontare individuale. In media ci sono 500,000 bambini per ogni anno di et&agrave;. Ci sono circa 3 milioni di bambini tra i 0 e i 5 anni e 7,5 milioni di bambini e ragazzi tra i 6 ai 20 anni. Circa il 20% delle famiglie ha un reddito ISEE tra 0-8,000 euro, il 40% delle famiglie ha un reddito ISEE tra gli 8,000 e i 25,000 euro e il 20% delle famiglie ha un reddito ISEE tra i 25,000 e i 35,000 euro di ISEE. &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>Le tabelle 1 e 2 spiegano nel dettaglio come avviene il calcolo del sussidio in contanti proposto. </p>
<p></p>
</div>
<div>
<p style="text-align: center;"><strong>Tabella 1: Calcolo del costo del sussidio in contanti per i bambini dai 0 ai 5 anni&nbsp;</strong></p>
</div>
<div>
<div>
<table border="1" data-tablestyle="MsoNormalTable" data-tablelook="1184">
<tbody>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Fascia ISEE &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Numero totale bambini 0-5 anni &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(A) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Percentuale famiglie per fascia ISEE &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(B) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Ammontare annuale sussidio cash 0-5 anni &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(C) &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(euro) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Costo annuo  &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>parte in cash per fascia 0-5 anni  &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(A*B*C) &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(in miliardi di euro) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>0-8.000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>3.000.000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>20% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>2400 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>1,44 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>8.000-25.000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>3.000.000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>40% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>1200 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>1,44 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>25.000-35.000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>3.000.000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>20% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>960 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>5,76 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Totale (E) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>3,456 </p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: center;"><strong>Tabella 2: Calcolo del costo del sussidio in contanti per bambini e ragazzi dai 6 ai 20 anni &nbsp;</strong></p>
</div>
<div>
<div>
<table border="1" data-tablestyle="MsoNormalTable" data-tablelook="1184">
<tbody>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Fascia ISEE &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Numero totale bambini 6-20 anni &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(A) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Percentuale famiglie per fascia ISEE &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(B) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Ammontare annuale sussidio cash 6-20 anni &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(C) &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(euro) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Costo annuo  &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>parte in cash per fascia 6-20 anni  &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(A*B*C) &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(in miliardi di euro) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>0-8,000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>7.500.000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>20% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>3000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>4,5 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>8.000-25.000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>7.500.000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>40% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>1560 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>4,68 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>25.000-35.000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>7.500.000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>20% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>960 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>1,44 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Totale (F) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>10,620 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<div>
<p> </p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la spesa pubblica necessaria per attuare il voucher da noi proposto, il calcolo &egrave; stato effettuato considerando anche la percentuale di famiglie bi-reddito. La stima del numero di famiglie bi-reddito (o che hanno la potenzialit&agrave; di diventare bi-reddito) &egrave; stata fatta usando come proxy il tasso di occupazione delle donne tra i 15 e i 64 anni, che nel 2018 ammonta al 49,7%. Non disponendo di dati sulla percentuale di famiglie bi-reddito suddivise per fasce ISEE, abbiamo ipotizzato che le famiglie con l&rsquo;ISEE pi&ugrave; basso siano anche quelle con meno probabilit&agrave; essere bi-reddito. Inoltre, abbiamo ipotizzato che la percentuale di famiglie bi-reddito sia pi&ugrave; elevata tra le famiglie pi&ugrave; ricche. Infine, la nostra politica &egrave; pensata per stimolare l&rsquo;entrata nel mondo del lavoro delle donne essendo diretta non solo alle famiglie che gi&agrave; sono bi-reddito, ma anche a quelle che potrebbero diventarlo in presenza di maggiori aiuti volti ad esternalizzare la cura dei figli. Quindi abbiamo fissato al 50% la percentuale di famiglie bi-reddito tra quelle pi&ugrave; povere (ISEE 0-8,000), sebbene il vero valore di questo parametro sia probabilmente molto inferiore. Dunquek, fissare la percentuale minima di famiglie bi-reddito al 50% permette di produrre una stima conservativa della spesa pubblica necessaria per realizzare la politica proposta. &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>Nelle tabelle 3 e 4 viene spiegato nel dettaglio come avviene il calcolo del costo del voucher. </p>
<p> &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: center;"><strong>Tabella 3: Calcolo del costo del sussidio in voucher per bambini dai 0 ai 2 anni </strong></p>
</div>
<div>
<div>
<table border="1" data-tablestyle="MsoNormalTable" data-tablelook="1184">
<tbody>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Fascia ISEE &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Numero totale bambini 0-2 anni &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(A) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Percentuale famiglie  &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>bi-reddito &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(B) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Percentuale famiglie per fascia ISEE &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(C) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Ammontare annuale sussidio cash 0-2 anni &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(D) &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(euro) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Costo annuo  &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>parte in cash per fascia 0-2 anni  &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(A*B*C*D) &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(in miliardi di euro) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>0-8,000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>1.500.000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>50% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>20% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>3000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>         0,45 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>8,000-25,000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>1.500.000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>55% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>40% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>2400 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>        0,792 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>25,000-35,000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>1.500.000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>60% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>20% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>1200 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>         0,216 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Totale (G) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>      1,458 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<div>
<p> </p>
</div>
<div>
<p style="text-align: center;"><strong>Tabella 4: Calcolo del costo del sussidio in voucher per bambini dai 3 ai 5 anni </strong></p>
</div>
<div>
<div>
<table border="1" data-tablestyle="MsoNormalTable" data-tablelook="1184">
<tbody>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Fascia ISEE &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Numero totale bambini 3-5 anni &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(A) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Percentuale famiglie  &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>bi-reddito &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(B) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Percentuale famiglie per fascia ISEE &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(C) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Ammontare annuale sussidio cash 3-5 anni &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(D) &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(euro) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Costo annuo  &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>parte in cash per fascia 3-5 anni  &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(A*B*C*D) &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>(in miliardi di euro) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>0-8,000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>1.500.000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>50% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>20% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>1500 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>0,225 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>8,000-25,000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>1.500.000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>55% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>40% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>1200 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>0,396 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>25,000-35,000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>1.500.000 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>60% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>20% &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>600 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>0,108 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Totale (H) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>0,729 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<div>
<p> </p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;">Infine, il costo totale della nostra proposta &egrave; stato calcolato sommando i costi parziali evidenziati nelle quattro tabelle ed &egrave; esposto nella tabella 5.  </p>
<p></p>
</div>
<div>
<p style="text-align: center;"><strong>Tabella 5: Costo totale della nostra proposta &nbsp;</strong></p>
</div>
<div>
<div>
<table border="1" data-tablestyle="MsoNormalTable" data-tablelook="1184">
<tbody>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p> &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Costo in miliardi &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Sussidio in cash 0-5 anni (E) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>3,456 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Sussidio in cash 6-20 anni (F) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>10,620 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Sussidio in voucher 0-2 anni (G) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>1,458 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Sussidio in voucher 3-5 anni (H) &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>0,729 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>Totale &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>16,263 &nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<div>
<p> </p>
</div>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/8</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Un bilancio del Bonus Cultura</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/11</link>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il Bonus Cultura ha rappresentato e rappresenta un unicum nel panorama europeo delle politiche culturali per i giovani. Quale &egrave;, secondo lei, l&rsquo;idea che sta dietro ad una misura come questa e perch&eacute; il governo Renzi decise di introdurla?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ormai in diversi Paesi avanzati si fa largo l'idea che bisogna sostenere non solo l'offerta di cultura ma anche la domanda. Il Bonus Cultura risponde a questa duplice finalit&agrave; e fu introdotto da un governo, quello Renzi che lei citava, che ha fatto con convinzione una serie di investimenti sulle nuove generazioni. Pensiamo alla cosiddetta &ldquo;Buona Scuola&rdquo; che ha introdotto misure specifiche per rafforzare e ampliare le competenze dei giovani, che ha previsto un Piano Nazionale Scuola Digitale, che ha predisposto azioni di orientamento al domani lavorativo attraverso l&rsquo;ex Alternanza Scuola-Lavoro. Il Bonus Cultura va calato quindi in questo quadro. In altre parole, in quella stagione abbiamo voluto dire ai giovani che avevamo a cuore la loro formazione. E che volevamo sostenerli nel loro percorso di crescita. Un percorso che non si esaurisce a scuola. Per questo assegnare loro delle risorse spendibili direttamente in base ai loro gusti, alle loro inclinazioni, alle loro passioni ha voluto dire che abbiamo fiducia in loro, che il futuro &egrave; nelle loro mani e non pu&ograve; prescindere dalla conoscenza. Noi stiamo creando le opportunit&agrave; per costruirlo in linea con i loro sogni e le loro ambizioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il MIBACT ha diffuso nel corso degli anni i numeri relativi alla partecipazione dei giovani e alle spese effettuate. Ne risulta un tasso di utilizzo in crescita nel corso del tempo e una netta prevalenza della spesa in libri. Quali sono, secondo lei, a distanza di 4 anni dall&rsquo;introduzione i principali obiettivi raggiunti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il sempre maggiore utilizzo del Bonus da parte dei neo-diciottenni dimostra che abbiamo intercettato una loro esigenza. E che i giovani hanno sete di cultura. Che pu&ograve; essere declinata in vario modo, nell&rsquo;acquisto di un libro, del biglietto di un concerto o del cinema. E questa &egrave; una straordinaria risposta non per il governo o i governi che hanno pensato questa misura. Ma per il Paese. Perch&eacute; ci restituisce l&rsquo;immagine di giovani appassionati e consapevoli. Protagonisti. Credo che sia un risultato di cui essere soddisfatti. Che deve spingerci a investire sempre di pi&ugrave; sulle nuove generazioni. A lungo se ne &egrave; parlato attribuendo loro caratteristiche negative: bamboccioni, <em>choosy</em>, svogliati. La realt&agrave; &egrave; che ci vuole coraggio a prestare loro ascolto. Perch&eacute; poi alle loro richieste bisogna trovare risposta. Il Bonus Cultura &egrave; una prima importante risposta. Ma tanto altro &egrave; stato fatto e continueremo a fare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel dibattito pubblico il Bonus Cultura ha ricevuto molte critiche e sono emersi numerosi &ldquo;piccoli scandali&rdquo;: dai soldi incassati fraudolentemente da alcuni giovani rivendendo sottobanco i propri bonus, agli acquisti di beni di dubbia natura culturale. Quali sono secondo lei i limiti della misura come &egrave; strutturata al momento?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fatta la legge, trovato l&rsquo;inganno: in realt&agrave; il problema non &egrave; come &egrave; strutturata la misura. La questione &egrave; che purtroppo possono esserci casi sporadici &ndash; che appunto lei stesso definisce &ldquo;piccoli scandali&rdquo; &ndash; di un uso distorto dei mezzi a disposizione. &Egrave; chiaro che tutto &egrave; migliorabile, ma i ragazzi sono stati seguiti nella gestione del Bonus ed &egrave; stato fatto un buon lavoro. Riconosciuto &ndash; e quindi mantenuto &ndash; anche da governi di colore diverso che si sono succeduti in questi anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sarebbe favorevole all&rsquo;idea di rimodulare il Bonus in pi&ugrave; tranche di entit&agrave; monetaria minore ma diluite in pi&ugrave; anni, in modo da consentire un uso pi&ugrave; costante nel tempo da parte dei giovani? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da donna al governo in questo momento, posso affermare che pi&ugrave; risorse riusciamo ad attrarre sui giovani meglio &egrave;. Questo esecutivo, nonostante il momento storico che stiamo vivendo e i vari equilibri politici, lo sta facendo con grande impegno. &Egrave; chiaro che abbiamo deciso di partire con un target di beneficiari, ma non escludo che negli anni si potr&agrave; ampliare la platea. Sono decisioni che spettano al Ministero per i Beni e le attivit&agrave; culturali e per il turismo e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ma sulle quali c&rsquo;&egrave; la massima convergenza e condivisione.</p>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/11</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Il supporto alle policy dal Rettore dell'Università di Trento</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/12</link>
            <description><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Problemi&nbsp;</strong></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Secondo il dott. Collini, due sono i principali problemi che caratterizzano il mercato del lavoro italiano per i giovani.&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>In primo luogo, la nostra pensiola presenta un mercato del lavoro poco premiante in comparazione a paesi esteri. Infatti, mediamente le remunerazioni iniziali sono pi&ugrave; basse rispetto ad altri paesi europei, comportando un incentivo all&rsquo;emigrazione per ragioni di lavoro. Secondo un&rsquo;indagine <a href="https://www.repubblica.it/economia/finanza/2016/02/16/news/stipendi_italiani_peggiori_in_europa-133548488/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Willis Tower Watson</a>, nel 2016 l&rsquo;Italia presentava la remunerazione d&rsquo;ingresso media pi&ugrave; bassa d&rsquo;Europa.&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>In secondo luogo, in Italia vi &egrave; una scarsa differenza retributiva tra laureati e diplomati che rende meno incentivante il completamento degli studi. Secondo l&rsquo;<a href="https://www.jobpricing.it/wp-content/uploads/2018/06/University_Report_2018.pdf" rel="noreferrer noopener" target="_blank">University Report di Spring Professional</a>, la differenza media della retribuzione lorda tra laureati e diplomati in Italia &egrave; di 11.900 euro nel 2018. Non solo questi valori sono inferiori rispetto ad altri paesi europei, ma nei primi anni di impiego la crescita &egrave; pi&ugrave; lenta rispetto ai vicini Germania e Francia. Se in Italia a due anni dall&rsquo;assunzione lo stipendio cresce di circa il 10%, in<a href="https://www.tpi.it/2019/02/08/differenza-stipendio-diplomati-laureati-italia/" rel="noreferrer noopener" target="_blank"> Germania e Francia si arriva al 20%.</a>&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Inoltre, secondo il dott. Collini l&rsquo;Italia presenta un mercato poco premiante per le eccellenze. Le imprese ricercano talenti senza offrire condizioni differenzianti rispetto a studenti nella media.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><strong>Cause&nbsp;</strong></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Secondo il dott. Collini le cause di queste problematiche vanno ricercate nel passato. Innanzitutto, questo &egrave; il frutto di un mercato del lavoro statico, dove il soggetto avanzava all&rsquo;interno della medesima impresa per gran parte della propria carriera e dove le differenze in termini retributivi e professionali emergevano nel lungo periodo. Oggi questo paradigma &egrave; indebolito dalla mobilit&agrave; e dinamicit&agrave; richiesta da nuovi settori, come quello tecnologico.&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Inoltre, il tessuto imprenditoriale italiano &egrave; caratterizzato da una preponderanza di piccole e medie imprese dove le possibilit&agrave; di carriera per giovani assunti sono spesso condizionate dalla mobilit&agrave; del personale in uscita all&rsquo;interno della medesima impresa. Insomma, chi entra deve attendere che qualche superiore vada in pensione per poter sperare di progredire.&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><strong>Una frattura&nbsp;</strong></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Il cambiamento tecnologico e fenomeni demografici quali la bassa natalit&agrave; e l&rsquo;aumento della speranza di vita hanno comportato la necessit&agrave; di rendere maggiormente dinamico e flessibile il mercato del lavoro. Ci&ograve; &egrave; stato per&ograve; operato - secondo il Rettore - provocando una forte differenziazione nelle forme contrattuali con una netta divisione tra chi ha alte garanzie sociali e chi ne &egrave; sprovvisto, il cosiddetto mercato duale diviso tra contratto a tutele crescenti indeterminanto o contratto a tempo determinato.&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Questa transizione &egrave; per&ograve; avvenuta assicurando le medesime garanzie per chi era gi&agrave; parte del mondo del lavoro, mentre ha richiesto un sacrificio dal punto di vista delle sicurezze sociali per soggetti entranti nel mondo del lavoro (i giovani), che trovano condizioni peggiori di quelle che ci sarebbero se tutti venissero trattati nello stesso modo. Pertanto, le conseguenze di questa frattura hanno profondi risvolti sociali, con una forte penalizzazione per i giovani. Un esempio: durante la crisi del 2008, la disoccupazione &egrave; cresciuta pi&ugrave; che proporzionalmente tra i giovani rispetto a soggetti pi&ugrave; anziani, come osservabile dalla tabella 1.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><strong>Tassi di disoccupazione per fascia d&rsquo;et&agrave; - <a href="http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_TAXDISOCCU1" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Istat</a>&nbsp;</strong></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<div>
<table border="1" data-tablestyle="Custom" data-tablelook="0">
<tbody>
<tr>
<td data-celllook="69905">
<div>
<div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65809">
<div>
<div>
<p>2007&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65809">
<div>
<div>
<p>2008&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65809">
<div>
<div>
<p>2009&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65809">
<div>
<div>
<p>2010&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65809">
<div>
<div>
<p>2011&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65809">
<div>
<div>
<p>2012&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69904">
<div>
<div>
<p>25-34 anni&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65808">
<div>
<div>
<p>8.3&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65808">
<div>
<div>
<p>8.9&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65808">
<div>
<div>
<p>10.6&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65808">
<div>
<div>
<p>11.9&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65808">
<div>
<div>
<p>11.7&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65808">
<div>
<div>
<p>14.9&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td data-celllook="69904">
<div>
<div>
<p>35-44 anni&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65808">
<div>
<div>
<p>4.6&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65808">
<div>
<div>
<p>5.4&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65808">
<div>
<div>
<p>6.2&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65808">
<div>
<div>
<p>6.5&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65808">
<div>
<div>
<p>6.7&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
<td data-celllook="65808">
<div>
<div>
<p>8.6</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><strong>Conseguenze&nbsp;</strong></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>La situazione delineata comporta, secondo il dott. Collini, due principali conseguenze. In primis, il diffondersi di uno scoraggiamento tra i giovani che pensano che l&rsquo;investimento in istruzione non paghi. Ci&ograve; aiuta a spiegare la bassa percentuale di laureati, cos&igrave; come gli altissimi livelli di Neet, come discusso nel libro.&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Inoltre, coloro che restano fuori dal mercato del lavoro per un periodo hanno grosse difficolt&agrave; a rientrare.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<div>
<p><strong>Policy&nbsp;&nbsp;</strong></p>
</div>
<div>
<p><em>1. Informazione&nbsp;</em></p>
</div>
<div>
<p>Riguardo la prima proposta di policy, ossia la costruzione di una piattaforma che raccolga informazioni essenziali per ogni profilo professionale, il Rettore approva il progetto in quanto l&rsquo;informazione &egrave; il canale corretto per gestire il tema dell&rsquo;offerta di lavoro. La decentralizzazione delle scelte collettive - come la ripartizione dei giovani per professioni -&nbsp; fondata sulla libert&agrave; di scelta individuale pu&ograve; garantire outcome migliori di scelte centralizzate, viste le difficolt&agrave; previsionali e il continuo cambiamento tecnologico che ha profonde implicazioni sulla formazione e sul mondo del lavoro. Secondo il dott. Collini occorre un&rsquo;analisi di scenario, non relegandosi all&rsquo;informazione sul passato. Occorre quindi focalizzarsi sull&rsquo;evoluzione del mercato e delle competenze richieste in modo tale da permettere agli enti formativi di evolversi in accordo alle tendenze.</p>
</div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<div>
<p><em>2. Mobilit&agrave;&nbsp;&nbsp;</em></p>
</div>
<div>
<p>Un secondo aspetto fondamentale per fornire compiutamente libert&agrave; di scelta ai giovani &egrave; la mobilit&agrave;, intesa dal Rettore quale &ldquo;condizione essenziale per poter scegliere&rdquo;.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>In particolare, il problema delle basse retribuzioni in ingresso rappresenta un ostacolo anche per la mobilit&agrave;, in quanto impedisce ai giovani di disporre dei mezzi finanziari necessari ad accettare proposte di lavoro in centri urbani con alto costo della vita (vedi molte citt&agrave; al Nord come Milano, Bologna) essendo indipendenti dall&rsquo;aiuto del nucleo famigliare.&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>Riguardo la policy dei prestiti - la previsione di una dotazione iniziale per sostenere gli alti costi di trasferimento all&rsquo;interno della penisola - il dott. Collini sostiene che il tema &egrave; centrale, sebbene in Italia vi sia una forte resistenza culturale al tema del prestito per l&rsquo;istruzione. Infatti, un meccanismo di prestiti in un Paese con basse remunerazioni e scarsa propensione all&rsquo;indebitamento personale pu&ograve; introdurre un rischio aggiuntivo. Per esempio, l&rsquo;introduzione dei &ldquo;Prestiti d&rsquo;onore&rdquo; per studenti meritevoli gi&agrave; previsto nel 1991 sembra aver riscosso <a href="https://www.roars.it/online/i-prestiti-universitari-in-italia-le-ragioni-del-fallimento-passato-e-futuro/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">scarso successo</a>.</p>
</div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><em>3. Specializzazione&nbsp;</em></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Infine, per quanto concerne il tema della formazione specialistica, il sistema della formazione in impresa in Italia presenta scarsa dinamicit&agrave;, caratterizzandosi per una rigida ripartizione dei tempi tra banchi di scuola e solo successivamente l&rsquo;ingresso in impresa. Ci&ograve; favorisce l&rsquo;uso improprio dello stage o dei contratti di tirocinio vengono quali contratti di lavoro a basso costo, minando alla radice l&rsquo;intento formativo.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Riguardo la proposta inerente all&rsquo;adozione di un modello di tirocinio duale con una maggiore dinamicit&agrave; e periodi pi&ugrave; brevi intervallati tra istruzione e formazione sul campo, il dott. Collini concorda sull&rsquo;utilit&agrave; della misura, sebbene evidenzi - vista l&rsquo;esperienza universitaria accumulata - una lacuna. Spesso infatti soggetti con alta formazione (come laureandi magistrali) inseriti in percorsi di formazione in impresa non fanno ritorno sui banchi di scuola, cogliendo l&rsquo;opportunit&agrave; di ingresso nel mondo del lavoro offerta dall&rsquo;alternanza.&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Ciononostante, periodi di addestramento per acquisire competenze tecniche e applicative che l&rsquo;universit&agrave; non pu&ograve; dare sono fondamentali per permettere ai giovani di specializzarsi sul campo. Occorre per&ograve; assicurarsi che i contenuti (il syllabus) sia precedentemente definito con le imprese interessate, al fine di poter individuare professori e partner competenti, cos&igrave; come la gestione amministrativa del programma. Secondo il dott. Collini emerge qui un problema in quanto spesso sono le stesse imprese partner a non riuscire indicare le competenze specifiche richieste, sebbene questa problematica vari molto in base alla professione. Infatti, questa vaghezza &egrave; minore in discipline tecniche come ingegneria, o nei liberi professionisti come avvocati o commercialisti. La chiave dunque &egrave; la sinergia tra universit&agrave; e imprese partner. Spesso le universit&agrave; si rivolgono alle associazioni di categoria per decisioni di questo tipo che talvolta non sono rappresentative delle necessit&agrave; concrete delle imprese. Un cane che si morde la coda.&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;">Viste le problematiche, il dott. Collini approva l&rsquo;idea dell&rsquo;inserimento di periodi di addestramento all&rsquo;interno del syllabus di lauree triennali di circa 3 mesi per ogni anno accademico. Periodo che potrebbe inserirsi tra fine aprile e luglio, anticipando la chiusura del semestre.</p>
</div>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/12</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Perché decentralizzare la contrattazione salariale</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/13</link>
            <description><![CDATA[<div>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>Premessa&nbsp;</strong></h3>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>La contrattazione nazionale prevede che gli standard contrattuali e le retribuzioni minime siano omogenee sul territorio, imponendo quindi il medesimo trattamento anche a realt&agrave; fortemente difformi sul piano della produttivit&agrave;. In contesti nazionali disomogenei (che costituiscono la norma piuttosto che l&rsquo;eccezione in Europa) questo pu&ograve; avere un duplice svantaggio. Da un lato inibisce l&rsquo;innovazione contrattuale e l&rsquo;applicazione di incentivi per le realt&agrave; pi&ugrave; produttive della media, dall&rsquo;altro pu&ograve; prescrivere requisiti minimi eccessivi per quelle che si trovano nella situazione opposta. In questo secondo caso il risultato pi&ugrave; frequente &egrave; che vi sia un aumento della disoccupazione, o quantomeno uno scostamento tra la copertura teorica del contratto nazionale e quella effettiva, con le realt&agrave; pi&ugrave; svantaggiate che si sottraggono alla sua regolamentazione preferendo rapporti di altro tipo, giudicati pi&ugrave; convenienti e accessibili, ma non sempre conformi alla legge. Di converso, una solida contrattazione decentrata pu&ograve; allineare il salario alla produttivit&agrave;, incentivandone l&rsquo;incremento, ma anche l&rsquo;uscita dal sommerso e l&rsquo;ingresso di nuove imprese nel mercato per le realt&agrave; meno competitive rispetto alla media nazionale. La contrattazione decentrata si presenta anche come uno strumento pi&ugrave; flessibile per gestire le situazioni di crisi, in quanto permetterebbe di poter modificare il costo del lavoro e non per forza affrontare la scelta tra licenziamento e cassa integrazione. Infine alcuni studi hanno mostrato come questo strumento sia pi&ugrave; efficace nella gestione di forme accessorie di retribuzione, come il welfare aziendale o i premi di risultato1.&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>&Egrave; opportuno ricordare che il ritenere la contrattazione nazionale e decentralizzata come mutuamente esclusive &egrave; altres&igrave; un errore. I sistemi sono necessari l&rsquo;uno all&rsquo;altro, in quanto il primo ha il ruolo di definire parametri comuni, che possono essere applicati su tutto il territorio nazionale, mentre il secondo applica delle deroghe al primo in modo da meglio adattare la contrattazione alle necessit&agrave; e caratteristiche delle realt&agrave; particolari. L&rsquo;obiettivo del legislatore e delle parti sociali &egrave; la costruzione di un benefico equilibrio tra le due dimensioni, in quanto una agisce da correttivo sull&rsquo;altra. Infatti, se ad esempio la decentralizzazione contrattuale consente un maggiore allineamento delle retribuzioni alla produttivit&agrave;, pu&ograve; anche svantaggiare eccessivamente i lavoratori ove il potere contrattuale dell&rsquo;azienda &egrave; marcatamente maggiore. Ecco che la possibilit&agrave; di appellarsi ad una contrattazione nazionale si presenta dunque come correttivo a possibili abusi di una posizione dominante. Vi &egrave; inoltre il rischio che le aziende utilizzino la decentralizzazione contrattuale per abbassare i salari senza tuttavia reinvestire il denaro risparmiato, con conseguente impoverimento dei redditi e della domanda interna di una regione e pi&ugrave; in generale esiti regressivi per la sua economia. Ecco perch&eacute; strumenti di salvaguardia dei redditi come un salario minimo previsto per legge sono necessari al buon funzionamento della contrattazione decentrata, come compensazione per una posizione di relativa debolezza dei lavoratori. Una proposta di decentralizzazione della contrattazione non pu&ograve; prescindere da questi strumenti.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<h3>Fonti normative&nbsp;</h3>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Nel nostro paese la contrattazione dei rapporti di lavoro si svolge gi&agrave; su vari livelli. Procedendo dal livello pi&ugrave; generale a quello pi&ugrave; specifico, &egrave; opportuno cominciare dall&rsquo;accordo interconfederale, stipulato tra confederazioni sindacali e associazioni di imprese a livello nazionale, con la finalit&agrave; di stabilire delle regole riguardanti le relazioni industriali valide per tutti i lavoratori, indipendentemente dal settore produttivo di appartenenza. Sempre a livello nazionale vi &egrave; poi il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), frutto di una contrattazione collettiva ancora nazionale, ma a livello di settore. Tali contratti costituiscono la fonte del diritto principali per i rapporti di lavoro italiani. Infatti &egrave; qui che si definiscono i livelli di retribuzione validi su tutto il territorio nazionale, con incrementi commisurati al tasso di inflazione programmato dal Governo (con possibilit&agrave; di rinegoziazione periodica). Infine sono previsti altri due livelli di contrattazione progressivamente pi&ugrave; specifici, raggruppati nella cosiddetta contrattazione &ldquo;di secondo livello&rdquo; : la contrattazione territoriale interconfederale e di categoria e la contrattazione aziendale di categoria. Quest&rsquo;ultima rappresenta la realt&agrave; con gli effetti maggiormente circoscritti: si svolge infatti tra le rappresentanze sindacali e il singolo datore di lavoro nell&rsquo;ambito di una singola impresa.&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Ogni livello &ldquo;gerarchicamente superiore&rdquo; definisce spesso le forme ed i limiti in cui &egrave; possibile svolgere la contrattazione del livello inferiore. Si riafferma dunque il principio valido anche in altri ordinamenti europei per cui alla contrattazione nazionale spetta un ruolo di &ldquo;cornice&rdquo;, ossia quello di stabilire i minimi entro cui poi attuare le eventuali deroghe che meglio si prestano alle realt&agrave; pi&ugrave; specifiche del mercato del lavoro nazionale.&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>In materia di decentralizzazione della contrattazione, il testo normativo di riferimento &egrave; il Testo Unico sulla rappresentanza, siglato il 10 gennaio 2014 tra Confindustria e le sigle sindacali di CGIL, CISL e UIL. Nell&rsquo;accordo si recepiscono e attuano i contenuti dell&rsquo;Accordo Interconfederale del 28/6/2011, del Protocollo di Intesa del 31/5/2013 e si aggiornano i contenuti dell&rsquo;Accordo Interconfederale sulle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) del 20/12/1993. &Egrave; innanzitutto da notare come queste fonti del diritto non siano di natura legislativa, infatti nascono proprio per conseguenza dell&rsquo;assenza di un intervento del legislatore che non ha mai dato seguito ai dettami dell&rsquo;articolo 39 della Costituzione. In tema legislativo esistono due eccezioni, costituite dall&rsquo;art.8 del decreto legge 138/2011 e dall&rsquo;art. 51 del decreto 81/2015 (Jobs Act). Il primo fu varato dall&rsquo;ultimo Governo Berlusconi proprio nel tentativo di sopperire al vuoto legislativo in una situazione di urgenza in cui versava l&rsquo;economia italiana, mentre il secondo &egrave; stato varato dal Governo Renzi e sancisce pari importanza tra i contratti di secondo livello e i CCNL. I contenuti di questi documenti sanciscono poi le regole per l&rsquo;individuazione delle rappresentanze sindacali adibite alla contrattazione del rapporto di lavoro e le materie afferenti a ciascun livello di contrattazione.&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Per quanto riguarda le materie affrontabili dai contratti di secondo livello, gi&agrave; l&rsquo;Accordo Interconfederale del 2011 prevede che &ldquo;I contratti collettivi aziendali possono [&hellip;] definire, anche&nbsp;&nbsp;&nbsp; in via sperimentale e temporanea, specifiche intese modificative delle&nbsp; regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro nei limiti e con le procedure previste dagli stessi contratti collettivi nazionali di lavoro.&rdquo;. Inoltre, &ldquo;al fine di gestire situazioni di crisi o in presenza di investimenti significativi per favorire lo sviluppo economico ed occupazionale dell&rsquo;impresa, possono definire intese modificative con riferimento agli istituti del contratto collettivo nazionale che disciplinano la prestazione lavorativa, gli orari e l&rsquo;organizzazione del lavoro&rdquo;. &Egrave; dunque previsto, come anticipato, che il contratto di secondo livello comporti deroghe al CCNL in via eccezionale, e in materie riguardanti principalmente l&rsquo;organizzazione del lavoro. L&rsquo;art.8 del d.l. 138/2011 offre un elenco pi&ugrave; dettagliato delle materie affrontabili dai contratti di secondo livello, che spaziano dalla regolamentazione dell&rsquo;adozione di nuove tecnologie alle conseguenze del recesso del rapporto di lavoro2.&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Si presenta un quadro che quindi lascia un buon ambito di manovra alla contrattazione in azienda, ma che tende a porre diversi limiti alla sua parte economica e quindi a salari e retribuzioni. Riguardo a questo ambito, infatti, nonostante l&rsquo;art. 51 del Jobs Act, rimane saldo in principio per cui, rispetto al contratto nazionale, quello decentrato non pu&ograve; modificarne gli aspetti in peius. In assenza di un altro istituto preposto, il CCNL per conseguenza si assume il ruolo di stabilire nei fatti un vero e proprio salario minimo nazionale (attraverso l&rsquo;affermazione dei &ldquo;minimi tabellari&rdquo;) con effetti su tutto il territorio nazionale. Tale salario minimo nazionale non tiene per&ograve; conto delle differenze nel costo della vita tra Regioni italiane e richiede quindi gli stessi standard retributivi a prescindere dalla dislocazione dell&rsquo;impresa. Inoltre, proprio perch&eacute; la sua funzione principale &egrave; de facto quella di garantire i minimi retributivi, esso segue una dinamica influenzata principalmente dall&rsquo;andamento dei prezzi e non da quello della produttivit&agrave; del lavoro. Infatti, come gi&agrave; anticipato, i minimi tabellari vengono aggiornati periodicamente in base alle previsioni inflazionistiche del Governo vengono rivisti dalle parti sociali ogni tre anni.&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;">Il CCNL viene dunque caricato sia della funzione economica di stabilire rapporti vantaggiosi ed efficienti tra le parti, sia di quella sociale di imporre limiti dignitosi alla stessa, impedendo che il salario scenda al di sotto di una determinata soglia ritenuta accettabile e richiedendo il medesimo trattamento a tutti i lavoratori sul territorio nazionale.&nbsp;</p>
</div>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/13</guid>
        </item>
        <item>
            <title>La distribuzione salariale per gli under 20 e gli over 50</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/21</link>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il salario medio in Italia non cresce ormai da quasi 30 anni. Pi&ugrave; in dettaglio, se osserviamo la distribuzione dei salari, ci accorgiamo inoltre che quelli medio-alti hanno seguito un andamento piatto, mentre quelli pi&ugrave; bassi &ndash; i cui tipici beneficiari sono spesso i pi&ugrave; giovani - sono addirittura diminuiti, perdendo 15 punti percentuali in termini reali. A conferma di questo trend, l&rsquo;eloquente confronto tra le distribuzioni dei salari annuali reali dei lavoratori nel 1985 e nel 2016 per fasce d&rsquo;et&agrave; (25-29, grafico 1, vs 55-59, grafico 2): nel caso dei giovani, la mediana &egrave; del 38% inferiore nel 2016, mentre per i pi&ugrave; anziani i salari sono cresciuti del 7% alla mediana.</p>
<p>I grafici sono stati elaborati da da Salvatore Lattanzio a partire da micro-dati INPS.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Grafico 1</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img alt="Distribuzione redditi 25-29 anni" src="getImage.php?id=207&amp;w=800&amp;h=533&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 800px; height: 533px;" title="Distribuzione redditi 25-29 anni" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Grafico 2</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img alt="Distribuzione redditi 55-59 anni" src="getImage.php?id=206&amp;w=800&amp;h=534&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 800px; height: 534px;" title="Distribuzione redditi 55-59 anni" /></p>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/21</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Meritocrazia o familismo? Perché i giovani se ne vanno</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/22</link>
            <description><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;">Ci sentiamo spesso ripetere, nei <em>media</em> e nelle piazze, che la meritocrazia &egrave; uno dei difetti atavici dell&rsquo;Italia. Nel capitolo 9, abbiamo visto come i migliori studenti &ndash; quelli che si laureano con il 110 e Lode, magari in materie STEM &ndash; decidono pi&ugrave; frequentemente di lasciare il paese rispetto a chi si laurea con voti meno brillanti. Fra i tanti motivi che spingono le nostre menti migliori ad andarsene c&rsquo;&egrave; la prospettiva di carriera. Esistono numerosi siti dove &egrave; possibile consultare gli stipendi per lo stesso lavoro in diversi paesi e ormai l&rsquo;inglese &egrave; sempre pi&ugrave; diffuso, perci&ograve; &egrave; pi&ugrave; semplice confrontarsi con dei coetanei impiegati all&rsquo;estero e magari sostenere un colloquio di lavoro. Le barriere sono sempre pi&ugrave; sottili e le aziende italiane dovrebbero quindi indossare il loro migliore abito per far colpo sui nostri cervelli. Ci&ograve;, purtroppo, succede in pochi casi. Non solo il salario offerto &egrave; pi&ugrave; basso rispetto alle controparti straniere (anche a parit&agrave; di potere d&rsquo;acquisto), ma anche l&rsquo;ambiente di lavoro &egrave; meno attrattivo.&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Ci aspettiamo, infatti, che un laureato con il massimo dei voti si aspetti di essere valutati su basi meritocratiche e ottenere promozioni principalmente in base a tali valutazioni, piuttosto che in base alla seniority. Sarebbe come se la Juventus facesse giocare Buffon al posto di Szesny, nonostante quest&rsquo;ultimo stia dimostrando migliori performance.&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>A tal proposito, ci pu&ograve; tornare utile un bell&rsquo;articolo del 2017, targato Zingales e Pellegrino (due fra i pi&ugrave; brillanti economisti italiani), in cui si cerca di individuare il motivo della stagnazione italiana negli ultimi vent&rsquo;anni. Gli autori partono da diverse ipotesi: &egrave; stata l&rsquo;adozione dell&rsquo;euro? Forse la concorrenza cinese, che ha sbaragliato molte nostre imprese? O magari l&rsquo;eccessiva rigidit&agrave; del mercato del lavoro, che allontana gli investimenti e rende difficili le assunzioni? Dopo una lunga e accurata analisi, nessuna di queste prime tre possibilit&agrave; porta ad un risultato convincente. Pellegrino e Zingales testano quindi un&rsquo;ultima ipotesi: &egrave; forse la scarsa meritocrazia del paese che spiega il ventennio a crescita zero? Effettivamente, comparando l&rsquo;Italia con gli altri paesi, emerge come la scarsa innovativit&agrave;, combinata con la meritocrazia pi&ugrave; bassa nel gruppo di stati considerati, abbia determinato la nostra stagnazione. Per cogliere le opportunit&agrave; della digitalizzazione e delle nuove tecnologie, infatti, servono giovani brillanti e/o professionisti competenti. Ci&ograve; richiede un radicale cambio di passo nelle imprese, che devono adottare criteri di valutazione basati sui risultati di ciascun impiegato piuttosto che sulla fiducia verso tale impiegato o gli anni che ha trascorso all&rsquo;interno dell&rsquo;azienda. L&rsquo;Italia ha scelto di rimanere sul binario morto su cui stava correndo da tempo. Gli autori hanno infatti rilevato come tuttora le promozioni avvengano maggiormente per criteri di fedelt&agrave; o clientelismo piuttosto che per merito, in parte spiegato dalla scarsa qualit&agrave; delle istituzioni del paese.&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;">Le prospettive per un giovane italiano non sono quindi delle migliori: gli avanzamenti vengono determinati in base all&rsquo;et&agrave; e al tempo trascorso all&rsquo;interno dell&rsquo;azienda. I risultati al di sopra della media non sono sempre riconosciuti e comunque non portano a vantaggi rilevanti rispetto ai colleghi. Di fronte a questo panorama desolante, non ci sorprendiamo se i nostri coetanei scelgono sempre pi&ugrave; spesso la <em>way out</em>.&nbsp;&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Per approfondire: Pellegrino, B. &amp; Zingales, L.&nbsp; Diagnosing the Italian Disease, NBER Working Papers, 2017</p>
</div>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/22</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Point System: un metodo alternativo per gestire le migrazioni</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/23</link>
            <description><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;">Nel capitolo abbiamo visto come i paesi anglosassoni possano vantare una forte attrattivit&agrave; per gli immigrati qualificati e abbiamo esposto alcune delle possibili ragioni per cui questi stati godano di una reputazione tale da poter scegliere chi accogliere e chi respingere.&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>&Egrave; interessante analizzare i casi di Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda, che adottano i cosiddetti points-based immigration system. L&rsquo;idea &egrave; semplice: chi desidera richiedere la cittadinanza deve compilare un questionario con domande mirate sul proprio background accademico e lavorativo, e riceve un punteggio di conseguenza. Ad esempio, un giovane fra i 25 e i 30 con un lavoro e una laurea in discipline STEM otterr&agrave; un punteggio significativamente pi&ugrave; alto rispetto a un cinquantaduenne con il diploma di scuola superiore. Chiaramente, ciascuno stato pu&ograve; aggiungere altri criteri ritenuti importanti: la fedina penale intonsa, la presenza di familiari nel paese dove viene presentata la richiesta, oppure &ndash; perch&eacute; no &ndash; un Nobel o una medaglia olimpica.&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Storicamente, il primo paese ad adottare il sistema a punti &egrave; stato il Canada, nel 1967. Una fra le principali ragioni era la scarsa competenza di inglese e francese degli immigrati. Il risultato fu impressionante: si pass&ograve; dall&rsquo;85% di ingressi europei a un misero 15%, riflesso anche in un drastico calo dei permessi concessi. Pochi anni dopo, nel 1972, l&rsquo;Australia segu&igrave; l&rsquo;esempio e decise di assegnare la cittadinanza a chi potesse contribuire maggiormente alla crescita del paese. Nel 1989 vir&ograve; verso il modello canadese, che viene tuttora preso ad esempio dai politici che propongono di passare a un sistema a punti &ndash; primo su tutti Donald Trump. &Egrave; interessante notare che sia Canada che Australia abbiano cominciato con dei parametri puramente in base al capitale umano dei richiedenti &ndash; come gli studi o le lingue &ndash; per poi introdurre dei generosi punteggi nel caso gli appellanti abbiano gi&agrave; trovato lavoro nel paese. Prima di questa piccola ma importante riforma, infatti, gli immigrati mostravano un tasso di disoccupazione pi&ugrave; alto rispetto ai nativi, non riuscendo quindi a contribuire al benessere complessivo del paese.&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Un altro caso interessante &egrave; quello del Regno Unito, che rimane l&rsquo;unico paese europeo ad adottare un point-based system &ndash; per quanto ancora rudimentale. La permanenza nell&rsquo;Unione Europea (al momento messa in discussione da Brexit) non permette di discriminare in alcun modo gli ingressi da altri stati membri, perci&ograve; il Regno Unito ha introdotto parametri che si applicano solamente agli extracomunitari. Tali regole, introdotte nel 2008, sono state per&ograve; ridiscusse dal governo pochi anni dopo, risultando in un loro drastico ridimensionamento. L&rsquo;esempio britannico mostra le difficolt&agrave; dell&rsquo;implementazione di una politica simile all&rsquo;interno del vecchio continente.&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;">Ora tocca alla domanda pi&ugrave; importante: possiamo adottare un point-based system in Italia? La risposta &egrave; probabilmente negativa. I paesi sopra citati godono tutti di un&rsquo;ampia offerta di richieste di cittadinanza, per cui possono permettersi di restringere la domanda per selezionare i migliori immigrati. Inoltre, saremmo soggetti alle normative europee, fra i cui pilastri vi &egrave; la libera circolazione di persone. Come il Regno Unito, potremmo selezionare gli ingressi solo per i cittadini extracomunitari. Il nostro paese ha invece bisogno di aprirsi maggiormente per attrarre cervelli; vista la scarsa attrattivit&agrave; di cui godiamo al momento, restringere la domanda di immigrati non sarebbe saggio. Al contrario, dobbiamo accogliere le migliori menti straniere offrendo loro un ambiente dinamico e dei salari competitivi, grazie agli sgravi del Brain Prize che proponiamo a fine capitolo.</p>
</div>]]></description>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/23</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Stima dei costi del Brain Prize</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/24</link>
            <description><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;">Stimare i costi di una policy non &egrave; un compito semplice per gli economisti, specie per quelle policy che prevedono una modifica dei flussi di una variabile principale. Si tratta proprio del caso del &ldquo;Brain Prize&rdquo;, la nostra proposta volta ad alleviare il problema della fuga di cervelli. Difatti, il programma Brain Prize mira ad aumentare il volume di studenti stranieri in Italia principalmente tramite un programma di esenzione fiscale a forma di &ldquo;U-rovesciata&rdquo;. Questo pone dei problemi nella stima dei costi, in quanto il costo totale della politica &egrave; positivamente correlato con il numero di users. Metodologicamente, stimare il costo di tale intervento richiederebbe la costruzione di un modello tramite cui poter prima capire quanti studenti rimarrebbero in Italia a seguito di questo intervento (i cos&igrave; detti compliers), sommarli a quelli che sarebbero rimasti ugualmente (i.e. gli always takers) e &ndash; solo alla fine &ndash; passare alla stima dei costi effettiva.&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Poich&eacute; una stima puntuale esula dagli obiettivi del nostro lavoro, ci siamo soffermati su una metodologia pi&ugrave; grossolana al fine di identificare un limite superiore del costo dell&rsquo;intervento. Per questo, abbiamo cominciato la nostra analisi dall&rsquo;osservazione del salario medio dei neolaureati ad un anno dalla laurea, a tre anni ed infine a cinque anni per poter calcolare la crescita media del reddito lordo laureato, grazie ai dati Almalaurea. Calcolare l&rsquo;imposta regolare cui i neolaureati sono soggetti &egrave; altrettanto semplice, grazie alla struttura a scaglioni dell&rsquo;IRPEF. Grazie ai dati Miur, inoltre, &egrave; possibile calcolare il numero di studenti stranieri comprensivi di studenti immigrati, Erasmus ed Erasmus trianees, che si aggira intorno ai 40mila annui. La parte complicata della nostra stima comincia adesso: calcolare il tasso di retention degli studenti stranieri, coloro che una volta completato il loro ciclo di studi o la loro esperienza in Italia decidano di rimanerci per lavorare, &egrave; un&rsquo;operazione complessa e nemmeno la letteratura economica ci viene in aiuto. &Egrave; difficile trovare una stima del genere per un paese come l&rsquo;Italia, mentre per gli USA secondo un&rsquo;indagine del U.S. Immigration and Naturalization Service si attesta al 23% (Dreher e Poutvaara, 2005). Nello spirito di fornire un limite superiore, abbiamo trovato ragionevole assumere un tasso di retention del 10% per i tirocinanti stranieri e del 5% per gli studenti. &Egrave; immediato notare come la percentuale sia significativamente minore rispetto a quella degli USA: abbiamo pensato fosse ragionevole assumere queste cifre per via della situazione nel mercato del lavoro italiano, come spiegato durante il capitolo. Per esempio, solo la met&agrave; dei lavoratori immigrati extra-UE con un titolo di studio terziario in discipline STEM &egrave; impiegato in qualifiche high-skill, contro pi&ugrave; del 90% degli italiani (dati Ministero del Lavoro). Inoltre, il tasso di retention statunitense non pu&ograve; assolutamente essere usato in Italia, per questioni metodologiche e di validit&agrave; esterna (la popolazione di studenti immigrati in USA &egrave; significativamente diversa da quella italiana).&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;">Tramite questo modus operandi e questi numeri siamo riusciti ad <a href="media:210:Costo Brain Prize" title="Costo Brain Prize" target="_blank">abbozzare una stima del costo della politica &ldquo;Brain Prize&rdquo;</a>. Tenendo conto che il costo annuale sia eterogeneo per via della variabilit&agrave; dell&rsquo;esenzione fiscale (dal 10% al 90% durante l&rsquo;intero periodo di tempo), mediamente il costo della nostra proposta sarebbe leggermente inferiore ai 60 milioni di euro annui, circa lo 0,3% del nostro PIL (2018). Tenendo a mente tutte le considerazioni fatte a riguardo e le limitazioni presentate, possiamo ritenere i nostri risultati credibili.&nbsp;&nbsp;</p>
</div>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/24</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Oltre il contributo all’affitto: in quali altri modi si può sostenere l’indipendenza dei ...</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/28</link>
            <description><![CDATA[<div>
<div>
<p style="text-align: justify;">Il problema della povert&agrave; abitativa, trattato nel primo capitolo del libro, &egrave; uno tra i fattori che oggi pi&ugrave; seriamente limita le prospettive di crescita dei giovani italiani. L&rsquo;impossibilit&agrave; di affittare una casa significa anche l&rsquo;impossibilit&agrave; di spostarsi, di creare nuove relazioni, di accedere a opportunit&agrave; di studio e lavoro. Data la portata della questione, per affrontarla &egrave; imprescindibile un impegno sostanziale da parte delle istituzioni pubbliche, come il rafforzamento dei contributi per l&rsquo;affitto che abbiamo proposto nel libro. Tuttavia, vale la pena notare che altri attori si sono mobilitati negli ultimi anni, dando vita a iniziative che aiutano i giovani a trovare una sistemazione propria, economicamente sostenibile e strutturalmente adeguata. In questo approfondimento, citeremo alcuni esempi che arrivano da diversi paesi europei, e che si trovano raccolti nel report &ldquo;Housing the EU Youth&rdquo; prodotto da Housing Europe nel 2018. Pi&ugrave; nello specifico, la variet&agrave; di tali proposte si pu&ograve; riassumere facendo riferimento ai loro principali obiettivi:&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><ol start="1">
<li data-leveltext="%1." data-font="Times New Roman" data-listid="1" data-aria-posinset="1" data-aria-level="1">
<p><strong>Offrire soluzioni accessibili agli studenti&nbsp;</strong></p>
</li>
</ol></div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<div>
<p>In generale, i progetti che si sono sviluppati a questo scopo sono nati dall&rsquo;attivit&agrave; di aziende pubbliche che operano nel settore dell&rsquo;edilizia popolare, di operatori del terzo settore, e in alcuni casi dalla cooperazione tra questi enti. A Ginevra, per esempio, &egrave; attiva la cooperativa <a href="https://cigue.ch/the-cigue-in-two-words/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Cigu&euml;</a>, che ospita studenti e giovani in formazione. La particolarit&agrave; &egrave; che tutte le strutture adibite al progetto sono autogestite dagli inquilini, che partecipano alla vita della cooperativa tramite specifici organi decisionali. L&rsquo;idea &egrave; che quando si occupa un posto all&rsquo;interno di Cigu&euml; si lascia una caparra: questa da diritto a una sorta di share che si detiene finch&eacute; non si lascia la struttura.&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div><ol start="2">
<li data-leveltext="%1." data-font="Times New Roman" data-listid="2" data-aria-posinset="2" data-aria-level="1">
<p><strong>Offrire soluzioni accessibili a giovani lavoratori&nbsp;</strong></p>
</li>
</ol></div>
<div>
<p>Un meccanismo simile sta alla base della soluzione proposta di Riksbyggen, una compagnia svedese controllata da sindacati, associazioni no profit, e cooperative che operano nel settore edilizio. Dal 2017, Riksbyggen permette infatti a giovani fino ai 30 anni di costituire delle cooperative che gestiscano gli alloggi che occupano. Allo stesso tempo, i residenti contribuiscono alla loro costruzione tramite l&rsquo;acquisto di uno share (al prezzo di 20-30 mila euro), e pagano mensilmente l&rsquo;affitto. La sostenibilit&agrave; del modello, peraltro, &egrave; garantita dal credito offerto dalle autorit&agrave; svedesi per l&rsquo;edilizia pubblica.&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<div><ol start="3">
<li data-leveltext="%1." data-font="Times New Roman" data-listid="3" data-aria-posinset="3" data-aria-level="1">
<p><strong>Creare mix e coesione sociale&nbsp;</strong></p>
</li>
</ol></div>
<div>
<p>Oltre che una fascia della popolazione che ha particolare bisogno di attenzioni, i giovani rappresentano anche una risorsa importante per migliorare la vita di quartiere. Tenendo a mente queste due considerazioni, a Milano &egrave; nato il progetto <a href="http://www.comunitaprogetto.org/progetti/ospitalita-solidale" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Ospitalit&agrave; Solidale</a>, grazie alla collaborazione del Comune di Milano, delle cooperative Comunit&agrave; Progetto e DAR Casa e dell&rsquo;ARCI. L&rsquo;iniziativa consente sostanzialmente a giovani di affittare appartamenti a prezzo agevolato in cambio di intervento volontario in favore del quartiere.&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div><ol start="4">
<li data-leveltext="%1." data-font="Times New Roman" data-listid="4" data-aria-posinset="4" data-aria-level="1">
<p><strong>Facilitare la mobilit&agrave; dei giovani&nbsp;</strong></p>
</li>
</ol></div>
<div>
<p>Un&rsquo;attenzione particolare &egrave; stata rivolta anche ai giovani che hanno bisogno di spostarsi per periodi di tempo indefiniti, magari per uno stage o un primo contratto di lavoro, ma che non riescono ad accedere al mercato dell&rsquo;affitto. In Francia, ad esempio, alcuni <a href="https://blog.vilogia.fr/logement-jeunes-izidom-studom/#Izidom" rel="noreferrer noopener" target="_blank">enti</a> che operano nel settore dell&rsquo;abitare hanno messo a disposizione degli alloggi per chi si trova in questa condizione, garantendo che l&rsquo; ingresso &mdash; e l&rsquo;uscita &mdash; sia facilitato da procedure amministrative semplificate, contratti particolarmente flessibili e prezzi calmierati.&nbsp;</p>
</div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<div>
<p>&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div><ol start="5">
<li data-leveltext="%1." data-font="Times New Roman" data-listid="5" data-aria-posinset="5" data-aria-level="1">
<p><strong>Fornire formazione e assistenza nel mondo del lavoro&nbsp;</strong></p>
</li>
</ol></div>
<div>
<p>Come spieghiamo nel nostro libro, la mancanza di un alloggio appropriato e di un lavoro sufficientemente remunerativo sono due cose che spesso vanno insieme. Per questo, molte delle cooperative che offrono abitazioni a prezzi calmierati ai giovani europei si concentrano anche sull&rsquo;offrire gli strumenti per entrare e rimanere nel mondo del lavoro. L&rsquo;impresa immobiliare londinese <a href="http://www.peabody.org.uk/community-programmes/young-peoples-services" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Peabody</a>, per esempio, mette a disposizione degli inquilini pi&ugrave; giovani opportunit&agrave; di sviluppo personale e professionale. Per questo motivo promuove il contatto tra i giovani residenti e il mondo dell&rsquo;universit&agrave; o del lavoro. Allo stesso tempo, offre corsi di formazione e perfezionamento nell&rsquo;ambito del business, opportunit&agrave; di impiego e borse di studi e mentoring per lo sviluppo di progetti personali.</p>
</div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><strong>Riferimenti</strong>:&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;">Pittini, A. (2018). Housing the EU Youth (Housing in the Post &ndash; 2020 EU). Brussels: Housing Europe Observatory.</p>
<p style="text-align: justify;">Per scaricare l'Excel di analisi con i dati e un grafico riassuntivo, cliccare <a href="media:215:Povertà assoluta per persona di riferimento" title="Povertà assoluta per persona di riferimento" target="_blank">qui</a>.</p>
</div>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/28</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Individui a rischio e ammortizzatori sociali nel tempo: come ha risposto il welfare italiano ...</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/29</link>
            <description><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p>L&rsquo;evidenza del 2018 che abbiamo analizzato nel libro riguardo l&rsquo;impatto dei trasferimenti sociali e del welfare nel contrastare la povert&agrave; non costituisce un caso isolato. Rappresenta anzi un risultato in linea con gli anni passati. &Egrave; ormai da diversi decenni che il sistema di welfare italiano non riesce a funzionare al pari degli altri paesi europei. Nel quadriennio precedente alla crisi l&rsquo;Italia presentava livelli di povert&agrave; relativa pi&ugrave; bassi per tutte le fasce d&rsquo;et&agrave; (eccezion fatta, ancora una volta, per gli over 65, per i quali si &egrave; visto che nel tempo l&rsquo;incidenza della povert&agrave; &egrave; andata diminuendo) sia prima che dopo l&rsquo;intervento degli ammortizzatori sociali. &Egrave; interessante notare che tra il 2005 e il 2008, prima dell&rsquo;erogazione dei trasferimenti sociali, gli italiani erano in media meno a rischio anche dei coetanei europei, tranne per quanto riguarda gli anziani. Da qui probabilmente nasce la narrazione che il dramma della povert&agrave; riguardi in gran parte gli over64. Tuttavia lo scenario degli anni successivi &egrave; radicalmente cambiato.&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p> &nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><img alt="Povert&agrave; giovanile" src="getImage.php?id=212&amp;w=700&amp;h=393&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 700px; height: 393px;" title="Povert&agrave; giovanile" /></p>
<p><img alt="Povert&agrave; giovanile didascalia" src="getImage.php?id=213&amp;w=700&amp;h=130&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 700px; height: 130px;" title="Povert&agrave; giovanile didascalia" /></p>
<p></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Gi&agrave; tra il 2005 e il 2008 era evidente la difficolt&agrave; del nostro welfare di incidere sulla povert&agrave; giovanile. Sebbene inizialmente i minori di 18 anni e i 18-24enni a rischio povert&agrave; in Italia siano in percentuale di meno (in media rispettivamente 21,85% e 20,03% contro il 26,18% e 26,08% della Francia e il 23,45% e il 24,08% della Germania), dopo l&rsquo;intervento dei trasferimenti sociali la situazione si capovolge: l&rsquo;incidenza della povert&agrave; relativa per i minorenni in Italia scende di meno del 6% mentre in Francia l&rsquo;impatto &egrave; di oltre 19 punti percentuali e in Germania di pi&ugrave; di 16. In maniera analoga, a fronte del 15,80% di italiani tra i 18 e i 24 anni a rischio povert&agrave;, i coetanei francesi e tedeschi a rischio sono in media rispettivamente l&rsquo;11,83% e l&rsquo;11,60%. Inoltre, per quanto sia vero che Francia e Germania rappresentano due esempi virtuosi rispetto alla media dell&rsquo;Eurozona di quegli anni (che fa registrare valori tra il 10% e l&rsquo;11% circa per entrambe le fasce d&rsquo;et&agrave;), anche il Portogallo, la cui composizione demografica &egrave; paragonabile a quella italiana, sembra essere in grado di proteggere i propri giovani con maggior efficacia. Rappresenta invece un caso particolare la Grecia, che si posiziona s&igrave; su livelli di rischio inferiori rispetto all&rsquo;Italia, ma fa anche registrare un impatto dei trasferimenti sociali trascurabile (di poco pi&ugrave; 2 punti percentuali in media per le fasce pi&ugrave; giovani).&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;">Il quinquennio successivo &egrave; un periodo caratterizzato da due crisi a livello europeo che hanno inciso in maniera sostanziale sulla crescita e, di conseguenza, con qualche anno di ritardo, hanno colpito le classi pi&ugrave; svantaggiate. Se tra il 2009 e il 2013 non sono apprezzabili differenze particolarmente rilevanti nei livelli di povert&agrave; relativa, gli anni dal 2014 al 2018 rendono evidente le difficolt&agrave; delle fasce pi&ugrave; deboli. Ad un sostanziale incremento del numero delle persone in difficolt&agrave; per&ograve; non sembra accompagnarsi un contestuale aumento dell&rsquo;impatto dei trasferimenti sociali, come sarebbe lecito aspettarsi. Anzi, nonostante l&rsquo;Italia, insieme alla Grecia, sia stata il paese che ha osservato il maggior aumento del numero di poveri, il differenziale tra l&rsquo;impatto medio del welfare sui giovani in Italia e l&rsquo;impatto medio in Germania e Francia &egrave; addirittura aumentato. Tutto ci&ograve; vale in un contesto in cui l&rsquo;Italia non aveva per&ograve; ancora sviluppato programmi di contrasto alla povert&agrave;, ma, come spieghiamo nel libro, se il Reddito di Cittadinanza dovesse rimanere com&rsquo;&egrave;, sembra che anche questo strumento possa ricalcare difetti e limiti del welfare italiano degli anni scorsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per scaricare l'Excel di analisi con dati, grafici e tabelle riassuntive, cliccare <a href="media:214:Tabella riassuntiva pre e post trasferimenti" title="Tabella riassuntiva pre e post trasferimenti" target="_blank">qui</a>.</p>
</div>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/29</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Grafici di approfondimento</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/30</link>
            <description><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Approfondimento 10.1 e 10.2&nbsp;</strong></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="https://www.miur.gov.it/documents/20182/0/FOCUS+16-17_Studenti+non+italiani/be4e2dc4-d81d-4621-9e5a-848f1f8609b3?version=1.0" target="_blank">Miur, 2018. Gli Alunni Con Cittadinanza Non Italiana</a></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>&ldquo;La presenza di studenti con cittadinanza non italiana, riscontrabile in misura contenuta negli anni &rsquo;80, registra un consistente incremento nei successivi anni &rsquo;90 con l&rsquo;afflusso di oltre 100mila studenti. &Egrave; tuttavia nel primo decennio del duemila e fino all&rsquo;A.S. 2012/2013 che i numeri diventano notevoli con l&rsquo;ingresso di quasi 670mila studenti con cittadinanza non italiana nell&rsquo;arco degli anni dal 2000/2001 al 2012/2013 (Grafico 1).&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;">Gli anni recenti si caratterizzano per un deciso rallentamento della crescita con un aumento di sole 39mila unità dal 2013/2014 al 2016/2017. La costante flessione degli studenti con cittadinanza italiana, diminuiti nell&rsquo;ultimo quinquennio di quasi 241mila unità, fa sì comunque che continui ad aumentare l&rsquo;incidenza degli studenti di origine migratoria sul totale, passata da 9,2% a 9,4%. Se ne deduce che siano proprio gli studenti con cittadinanza non italiana il fattore tuttora dinamico del sistema scolastico italiano (Grafico 2).&rdquo;&nbsp;</p>
<p><img alt="Grafico 1 - Serie Storica alunni con cittadinanza non italiana" src="getImage.php?id=216&amp;w=720&amp;h=427&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 720px; height: 427px; display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" title="Grafico 1 - Serie Storica alunni con cittadinanza non italiana" /></p>
</div>
<div>
<p>&nbsp;<img alt="Grafico 2 - Variazione studenti italiani e non (MIUR)" src="getImage.php?id=217&amp;w=720&amp;h=433&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 720px; height: 433px; display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" title="Grafico 2 - Variazione studenti italiani e non (MIUR)" /></p>
</div>
<div>
<p><strong><br /></strong></p>
<p><strong>Approfondimento 10.3&nbsp;</strong></p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;">Il grafico, tratto dall&rsquo;&rsquo;indagine Istat del 2015 sull&rsquo;&rdquo;<a href="https://www.istat.it/it/files//2016/03/Integrazione-scolastica-stranieri.pdf" target="_blank">Integrazione delle seconde generazioni</a>&rdquo; (p.3), mostra le percentuali di studenti che hanno dovuto ripetere uno (in grigio) o pi&ugrave; anni (in azzurro) divisi per categorie: nati in Italia da genitori italiani, nati in Italia da almeno un genitore straniero o stranieri nati all&rsquo;estero. Si pu&ograve; notare come la percentuale di stranieri (in particolare nati all&rsquo;estero) tenda ad essere rimandata molto pi&ugrave; frequentemente, per le cause discusse nel capitolo. Mentre solo il 14,3% degli studenti italiani ha ripetuto uno o pi&ugrave;̀ anni scolastici, tale percentuale sale a 27,3% per gli alunni stranieri. Emerge anche una chiara differenza tra gli stranieri nati in Italia - che registrano percentuali pi&ugrave;̀ vicine a quelle degli italiani, rispettivamente 18,7% e 14,3% &ndash; e quelli nati all&rsquo;estero, i quali ripetono un anno scolastico nel 24,2% dei casi e almeno due anni in quasi il 7% (Figura 2).&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;">Come spiegato nel capitolo, l&rsquo;alto tasso di bocciature porta spesso a un tasso di abbandono scolastico particolarmente elevato tra le 2G. Per un ulteriore approfondimento su cosa si pu&ograve; fare a riguardo, si veda la parte sulle second chance schools.&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>&nbsp;<img alt="Grafico 3 - Tasso di bocciatura (ISTAT)" src="getImage.php?id=218&amp;w=566&amp;h=439&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 566px; height: 439px; display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" title="Grafico 3 - Tasso di bocciatura (ISTAT)" /></p>
</div>
<div>
<p><strong><br /></strong></p>
<p><strong>Approfondimento 10.4&nbsp;</strong></p>
</div>
<div>
<p>Il grafico, tratto dal report Eurydice &ldquo;<a href="https://eacea.ec.europa.eu/national-policies/eurydice/sites/eurydice/files/integrating_students_from_migrant_backgrounds_into_schools_in_europe_national_policies_and_measures.pdf" target="_blank">Integrating Students from Migrant Backgrounds into Schools in Europe: National Policies and Measures</a>&rdquo;, mostra come i paesi europei affrontano la questione dell&rsquo;integrazione nell&rsquo;ambito scolastico, e in particolare cosa includano nel curriculum per diventare insegnante. I paesi in rosa (Italia e Irlanda) includono nel curriculum l&rsquo;insegnare a classi multiculturali, mentre si pu&ograve; vedere che la maggior parte degli altri paesi include, oltre a questa competenza, questioni legate alla discriminazione e ai pregiudizi impliciti contro studenti culturalmente e linguisticamente diversi. Crediamo che sia particolarmente importante integrare anche questi nel curriculum e nei corsi di aggiornamento.</p>
<p><img alt="Grafico 4 - Teacher competence framework (Eurydice)" src="getImage.php?id=219&amp;w=720&amp;h=475&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 720px; height: 475px; display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" title="Grafico 4 - Teacher competence framework (Eurydice)" /></p>
</div>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/30</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Le Second Chance Schools</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/31</link>
            <description><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p>Un&rsquo;istituzione che si &egrave; visto essere particolarmente efficace nell&rsquo;inclusione delle 2G sono le <em>second chance schools</em>. Queste scuole, presenti in paesi come il Portogallo e il Regno Unito, sono alternative alla scuola dell&rsquo;obbligo e hanno come loro missione riportare nel mondo dell&rsquo;istruzione gli studenti che l&rsquo;hanno abbandonato. Esse offrono delle lezioni importanti su come affrontare le cause dell&rsquo;abbandono scolastico (EC, 20131). Il loro approccio mette lo studente al centro, incoraggiando una maggiore autonomia, flessibilit&agrave; e rilevanza del curriculum. Non sono dedicate esclusivamente alle seconde generazioni, ma il loro metodo &egrave; particolarmente efficace nell&rsquo;aiutarle.&nbsp;</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Questo avviene soprattutto grazie a un approccio al curriculum che permetta maggiori possibilit&agrave; di scelta e individualizzazione del proprio percorso, una caratteristica fondamentale per attirare di nuovo nel sistema educativo chi spesso lo ha abbandonato perch&eacute; considerava gli insegnamenti irrilevanti o obsoleti. Un altro motivo del successo di queste scuole &egrave; l&rsquo;attenzione individuale che gli studenti ricevono. Esse infatti incoraggiano una relazione positiva tra alunni e insegnanti, con la co-partecipazione delle decisioni e un supporto psicologico individualizzato attraverso team multi-professionali. Questi elementi ci sembrano fondamentali per un&rsquo;integrazione efficace delle 2G.&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;">Ricerche a livello europeo mostrano come un sistema di supporto educativo olistico, che guardi non solo alle necessit&agrave; linguistiche e accademiche, ma anche a quelle psicologiche e sociali, coinvolgendo i genitori e la comunit&agrave;, sia pi&ugrave; efficace nell&rsquo;aiutare gli studenti con un background migratorio rispetto a strategie specifiche indirizzate solo a loro. Le second chance schools mettono in pratica proprio questo. Il loro metodo, che guarda ai bisogni individuali degli studenti che hanno abbandonato la carriera scolastica, finirebbe per aiutare tutti gli alunni in difficolt&agrave;, e non solo le 2G. Per questo ci sembra un&rsquo;istituzione particolarmente efficace che va incoraggiata anche in Italia, soprattutto dato l&rsquo;alto tasso di abbandono scolastico nel nostro paese.&nbsp;&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>Per saperne di pi&ugrave;: Preventing early school leaving in Europe - Lessons learned from second chance education - https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/575dc3dc-a6fb-4701-94a2-b53d62704567&nbsp;</p>
</div>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/31</guid>
        </item>
        <item>
            <title>L'integrazione dei servizi educativi per l'infanzia</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/53</link>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&ldquo;A dieci anni dal Piano straordinario per lo sviluppo dei servizi socio educativi per la prima infanzia, la riforma della &ldquo;Buona scuola&rdquo; (legge n. 107 del 2015) prevede di integrare i servizi educativi per l&rsquo;infanzia (zero/tre anni) e le scuole dell&rsquo;infanzia (tre/sei anni) in un unico "sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni", con l&rsquo;obiettivo di offrire servizi di qualit&agrave; e un numero di posti adeguato al raggiungimento degli obiettivi fissati nel 2002 dal Consiglio europeo di Barcellona. Questo studio parte da una analisi dei risultati raggiunti dal Piano straordinario, avviato nel 2007, per poi approfondire le recenti disposizioni normative e il Piano di azione nazionale pluriennale del 2017, con particolare attenzione ai sistemi di monitoraggio dei risultati.&rdquo;</p>
<p style="text-align: justify;">Questa analisi dell&rsquo;Ufficio Valutazione Impatto (UVI) fornisce spunti e dati interessanti sullo stato dell&rsquo;istruzione infantile al 2018. Inoltre, e di maggiore importanza, ambisce a stimare i costi e i benefici dell&rsquo;integrazione dei servizi educativi per l&rsquo;infanzia con lo scopo si arrivare ad una copertura consona agli obiettivi europei fissati nel 2002. Si tratta quindi dell&rsquo;analisi di partenza per il capitolo che sviluppa una policy proprio per arrivare a tali obiettivi in maniera omogenea sul territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Per scaricare il documento, clicca <a href="media:254:Capitolo 3 - Il sistema integrato di educazione e di istru-zione dalla nascita fino a sei anni" title="Capitolo 3 - Il sistema integrato di educazione e di istru-zione dalla nascita fino a sei anni">qui</a>.</p>
<p></p>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/53</guid>
        </item>
        <item>
            <title>E se l'università non fosse tutto?</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/54</link>
            <description><![CDATA[<p><strong>Figura </strong><strong>1</strong> - Percentuale % di popolazione tra i 25 e 34 anni un titolo di educazione terziaria nel 2018: Source OECD</p>
<p><img alt="Popolazione Laureata" src="getImage.php?id=258&amp;w=720&amp;h=382&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 720px; height: 382px;" title="Popolazione Laureata" /></p>
<p><strong><br /></strong></p>
<p><strong>Figura </strong><strong>2</strong> &ndash; Variazione Percentuale % di popolazione tra i 25 e 34 anni un titolo di educazione terziaria tra 2008 e 2018: Source OECD</p>
<p><img alt="Percentuale Laureata OCSE" src="getImage.php?id=259&amp;w=720&amp;h=438&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 720px; height: 438px;" title="Percentuale Laureata OCSE" /></p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">I due grafici mostrano in maniera chiara la posizione dell&rsquo;Italia rispetto agli altri paesi OCSE rispetto alla percentuale di laureati (&ldquo;tertiary&rdquo; o &ldquo;higher education&rdquo;) della popolazione tra i 25 e i 34 anni di et&agrave;. L&rsquo;Italia &egrave; dietro tutti i grossi paesi europei (Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna). Il secondo grafico mostra come la percentuale di laureati stia salendo per la fascia di et&agrave; indagata ma con un tasso di crescita simile a quello degli altri paesi nonostante la posizione di svantaggio. Non sembra il numero di laureati italiani possa raggiungere presto il numero dei nostri parenti europei a meno di un cambio di marcia.</p>
<p style="text-align: justify;">(C. Holmes 2013), <em>Has the expansion of higher education led to greater economic growth?</em><em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://ora.ox.ac.uk/objects/uuid:f6531b5b-8c72-4b6a-b726-9554327be28d">https://ora.ox.ac.uk/objects/uuid:f6531b5b-8c72-4b6a-b726-9554327be28d</a></p>
<p style="text-align: justify;">(E. Hanushek 2016), <em>Will more higher education improve economic growth?<br /> </em><a href="http://hanushek.stanford.edu/publications/will-more-higher-education-improve-economic-growth">http://hanushek.stanford.edu/publications/will-more-higher-education-improve-economic-growth</a></p>
<p style="text-align: justify;">Far crescere il numero di persone con un livello di educazione terziaria sembra essere una buona idea visto il paragone con gli altri paesi. Al contempo per&ograve; non bisogna credere che ogni laureato in pi&ugrave; sia automaticamente benefico per l&rsquo;economia dell&rsquo;intero paese. In particolare diversi studi mostrano come la relazione tra laureati e crescita economica sia causale e forte per i paesi in via di sviluppo, ma molto pi&ugrave; confusa per i paesi sviluppati. Lavori come <em>Holmes 2013 </em>e <em>Hanushek 2016</em> suggeriscono che ci&ograve; che guidi la crescita siano le &ldquo;competenze&rdquo; (<em>skills</em> in inglese), pi&ugrave; che il titolo di studio dei laureati, ed in particolare le competenze tecnologiche legate a discipline STEM. Nel sopracitato lavoro, Holmes mostra come ad un aumento del numero di laureati in un paese la crescita aumenti esclusivamente per via del maggior numero di laureati tecnici, impiegati in settori tecnologici ad alta produttivit&agrave; ed innovazione. Se un aumento indiscriminato del numero di laureati produca effettivamente un aumento della crescita &egrave; ancora da chiarire.</p>
<p style="text-align: justify;">La teoria che i lavoratori laureati siano in ogni caso pi&ugrave; produttivi dei lavoratori non laureati non presenta un&rsquo;evidenza empirica convincente. Molto infatti dipende anche dall&rsquo;interazione tra nuova forza lavoro, i laureati, e il mercato del lavoro che li assorbir&agrave;, ovvero i lavori - problema che abbiamo analizzato nel Capitolo 7 del libro. Come &egrave; facile immaginare, migliori competenze non verranno valorizzate per lavori dove non sono richieste, dilapidando cos&igrave; il potenziale del capitale umano.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, se l&rsquo;obiettivo &egrave; la crescita di un Paese, investire pesantemente nell&rsquo;educazione terziaria della proprio forza lavoro potrebbe essere uno spreco di risorse, se non si trascurano le competenze utili all&rsquo;innovazione e non si sistema il mercato del lavoro.</p>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/54</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Intervista al Preside del Liceo G.B. Quadri (Vicenza)</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/59</link>
            <description><![CDATA[<p>In questo video intervistiamo Paolo Jacolino, Preside del Liceo G.B. Quadri di Vicenza, che &egrave; stato riconosciuto da Eduscopio come il miglior liceo scientifico d'Italia nel 2019.</p>
<p>Quali sono i fattori che determinano gli eccellenti risultati che i suoi studenti ottengono durante i primi due anni di universit&agrave;? Quali sono le difficolt&agrave; incontrate nella gestione di una scuola pubblica? Quanto &egrave; stato difficile implementare l'alternanza scuola-lavoro, e perch&eacute;?</p>
<p>Il Prof. Jacolino, ex provveditore a Padova, risponde a queste ed altre domande nel corso della lunga intervista.</p>
<p><iframe frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/Ddqssy4-QUY" width="560"></iframe></p>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/59</guid>
        </item>
        <item>
            <title>I numeri che nessuno sa di 18App</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/60</link>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">18App, la piattaforma che consente l&rsquo;utilizzo del bonus cultura di 500&euro; a tutti i neo-diciottenni, rappresenta potenzialmente una grande miniera di dati. Gli utenti, infatti, devono passare attraverso la piattaforma per generare i buoni che poi possono essere spesi presso gli esercenti aderenti al progetto. Questi dati potrebbero essere molto utili per monitorare il comportamento degli utilizzatori del bonus e per valutare l&rsquo;impatto di questa politica pubblica (che, ricordiamo, assorbe risorse per circa 200 milioni di euro l&rsquo;anno). Eppure, come abbiamo raccontato nel libro <em>Ci pensiamo noi</em>, da un lato il Ministero dei Beni Culturali non sembra aver predisposto un&rsquo;opera sistematica di raccolta dati. Dall&rsquo;altro lato, anche i dati che vengono raccolti vengono elaborati molto blandamente, per poi essere dati in pasto ai media senza alcuna analisi approfondita. Noi di Tortuga siamo invece convinti che valutare attentamente nei numeri i risultati di una politica pubblica sia una operazione fondamentale, perch&eacute; consente di capire se i soldi dei contribuenti sono stati spesi bene o male e, soprattutto, permette di individuare quali aree necessitano di un intervento di miglioramento. Qui abbiamo provato a elaborare a livello descrittivo alcuni dati ottenuti dal MIBACT, che riguardano l&rsquo;utilizzo di 18App da parte dei nati nel 1998.</p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>Take up e provenienza</strong></h3>
<p><img alt="Mappa 1" src="getImage.php?id=271&amp;w=720&amp;h=431&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 720px; height: 431px; display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" title="Mappa 1" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Mappa 1 - Elaborazione Tortuga su dati MIBACT e ISTAT</em></p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei problemi riscontrati nella prima edizione di 18App &egrave; stato il take-up sotto le aspettative. Quando si parla di take-up ci si riferisce al numero di utenti che fa effettivamente uso di una certa politica pubblica rispetto al totale dei soggetti a cui la misura &egrave; potenzialmente rivolta. &Egrave; possibile costruire una stima realistica di questo indicatore partendo da due dati a nostra disposizione: da un lato, il numero di utenti registrati su 18App nati in una determinata provincia, fornito dal MIBACT; dall&rsquo;altro, il numero di diciottenni totali residenti in quelle province nel 2016, reperibile dal sito dell&rsquo;ISTAT. Considerando che requisito di accesso al bonus era l'essere residenti sul territorio nazionale, l&rsquo;unico margine di errore che potrebbe invalidare questa stima sarebbe un elevato numero di utenti di 18app con residenza in una provincia diversa da quella di nascita all&rsquo;et&agrave; di 18 anni. Ci sono per&ograve; tre fatti che ci convincono della portata trascurabile di questo problema. Primo, sebbene alcuni casi possano sicuramente essere presenti, &egrave; comunque realistico pensare che la mobilit&agrave; inter-provinciale dei giovani sul territorio prima della maggiore et&agrave; sia un fenomeno piuttosto limitato. Secondo, il fatto di comparare grandezze sull&rsquo;ordine delle diverse migliaia di unit&agrave; ci rassicura sull&rsquo;impatto relativamente marginale di un numero esiguo di spostamenti. Terzo, le stime sono di tale entit&agrave; che anche dei piccoli errori sarebbero irrilevanti al fine di tracciare un andamento generale.&nbsp; Andiamo quindi ai numeri. Nel caso di 18App, per i nati nel 1998 il take-up totale si &egrave; fermato al 61.5%. Come accennato, questa cifra nasconde per&ograve; una forte variet&agrave; sul territorio nazionale. Comparando questo indicatore a livello provinciale, ne emerge infatti un quadro estremamente disomogeneo: province come Rieti, dove il take-up si &egrave; fermato al 30%, convivono con altre, come Bari o Catanzaro, dove questo indice raggiunge il 75%. &Egrave; interessante notare inoltre che a un primo sguardo questa variabilit&agrave; non sembra legata alle tipiche divisioni geografiche che spesso caratterizzano il nostro Paese, come il divario Nord-Sud o quello fra aree pi&ugrave; o meno urbanizzate. Se si va infatti a raggruppare questo indicatore per macro-aree, si nota immediatamente che molta della sua volatilit&agrave; viene persa e il quadro che ne emerge risulta molto pi&ugrave; omogeneo. In media, il take-up &egrave; stato solo leggermente superiore nelle regioni del Sud (62%), mentre a Nord-Ovest, Nord-Est, Centro e sulle Isole risulta pi&ugrave; uniforme, spaziando approssimativamente fra 50 e 55%.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>L&rsquo;andamento e la consistenza della spesa</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Ancora pi&ugrave; interessante &egrave; vedere come si sono comportati i nati nel 1998 dal punto di vista della spesa.</p>
<p><em><img alt="Figura 1" src="getImage.php?id=270&amp;w=720&amp;h=262&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 720px; height: 262px; display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" title="Figura 1" /></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1 - Elaborazione Tortuga su dati MIBACT</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel primo grafico possiamo vedere l&rsquo;andamento del numero di buoni generati ogni giorni. In media ogni giorno sono stati generati circa 10700 buoni, con un picco di 64880 il 29 dicembre. Nel secondo grafico invece osserviamo l&rsquo;andamento della spesa complessiva giornaliera, ovvero la somma del valore di tutti i buoni generati in un determinato giorno. I nati nel 1998 hanno avuto modo di spendere il bonus dal novembre 2016 fino al dicembre 2017. Nel corso dell&rsquo;anno la spesa giornaliera si &egrave; mantenuta intorno circa ai 380.000 euro. Il primo picco, con una spesa giornaliera che arriva fino a circa 1 milione di euro, si registra intorno a ottobre 2017. Questo periodo coincide con l&rsquo;inizio del periodo di corsi universitari e dunque la crescita potrebbe essere spiegata dall&rsquo;acquisto di libri di testo ad uso scolastico/accademico. Il secondo picco, assai pi&ugrave; evidente, si registra nell&rsquo;ultimo periodo dell&rsquo;anno. Tra il 15 e il 31 dicembre del 2017 sono stati spesi circa 22 milioni e mezzo di euro, pari al 14% del totale dei soldi spesi. Questa &egrave; probabilmente la prima grande distorsione dovuta al modo in cui il bonus &egrave; concepito. Come abbiamo argomentato nel quinto capitolo di <em>Ci pensiamo noi</em>, la finestra temporale in cui &egrave; possibile spendere i 500&euro; &egrave; troppo breve e si finisce a spendere tutti i soldi all&rsquo;ultimo minuto (per evitare di perderli) probabilmente con poco criterio. Sarebbe quindi pi&ugrave; sensato allungare l&rsquo;arco temporale della misura.</p>
<p align="center"><img alt="Figura 2" src="getImage.php?id=264&amp;w=537&amp;h=391&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 537px; height: 391px; display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" title="Figura 2" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 2 &nbsp;- Elaborazione Tortuga su dati MIBACT</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo grafico mostra invece l&rsquo;ammontare che &egrave; stato effettivamente speso dagli utenti di 18app sul totale dei 500 euro disponibili. Da questo punto di vista, questo sussidio pu&ograve; considerarsi pi&ugrave; riuscito. Se da un lato infatti il take-up &egrave; risultato piuttosto deludente, dall&rsquo;altro i diciottenni che hanno avuto accesso a questo bonus lo hanno sfruttato quasi sempre per intero. I numeri sono molto chiari: oltre il 75% degli utenti ha speso una cifra superiore o uguale a 475 euro, il 60% addirittura 490 euro, mentre la percentuale di coloro i quali hanno utilizzato un importo minore o uguale a 400 euro &egrave; di appena l&rsquo;11%.</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;<img alt="Figura 3" src="getImage.php?id=265&amp;w=532&amp;h=387&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 532px; height: 387px;" title="Figura 3" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 3 - Elaborazione Tortuga su dati MIBACT</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nella terza figura invece possiamo osservare l&rsquo;andamento dell&rsquo;importo medio giornaliero dei buoni generati. Il valore medio dei buoni generati in ciascun giorno si mantiene pi&ugrave; o meno stabile intorno ai 18 euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul fronte dell&rsquo;entit&agrave; dei buoni spesi &egrave; da segnalare una seconda distorsione, assai pi&ugrave; grave della prima. Nel dataset infatti risultano ben 10.114 buoni generati dal valore di 500 euro, per un totale quindi di circa 5 milioni di euro statali fruiti. Ora, &egrave; assai improbabile che gli utenti avessero bisogno di acquistare un bene culturale del valore di 500 euro. Pi&ugrave; probabile &egrave; che questi buoni, come ci hanno raccontato alcuni casi di cronaca, siano stati utilizzati per ricevere denaro contante da rivenditori conniventi:<em> </em>una grave, triste e, soprattutto, illegale distorsione di questa politica pubblica<em>.</em> Ad avvalorare quest&rsquo;ipotesi vi sono alcune altre anomalie che emergono dai dati. Innanzitutto, la distribuzione di questi buoni per ambito di spesa non riflette affatto quelle della totalit&agrave; dei buoni: circa il 99% dei voucher da 500 euro &egrave; registrato alla voce &ldquo;libri&rdquo;, mentre questa percentuale non arriva che all&rsquo;82% considerando i voucher di qualsiasi importo. Ci&ograve; non sorprende. &Egrave; infatti molto verosimile che questo tipo di frode risulti pi&ugrave; facile per negozi di dimensioni relativamente ridotte, come librerie e cartolerie, piuttosto che per cinema, musei o teatri. A livello geografico poi, si nota che se circa il 75% della totalit&agrave; dei buoni &egrave; stato speso presso aziende con sede legale nelle province di Milano o Roma (cosa che non stupisce, considerando che diverse grandi piattaforme di e-commerce hanno l&igrave; i loro quartier generali), restringendo l&rsquo;analisi ai soli buoni dal valore di 500 euro questa percentuale viene totalmente stravolta. Nelle due province appena menzionate non viene speso che il 3% di questo tipo di buoni, mentre le province di Napoli, Lecce e Crotone sono quelle che registrano le percentuali pi&ugrave; alte, valendo da sole oltre il 65%.&nbsp; Questi risultati suggeriscono un&rsquo;ulteriore analisi. &Egrave; infatti ipotizzabile che laddove esistano negozianti disposti a trasformare in denaro contante buoni 18app da 500 euro, ci&ograve; possa riguardare anche buoni di minore entit&agrave;. Concentriamo quindi la nostra analisi su un sottoinsieme di buoni che sembra essere realisticamente pi&ugrave; a rischio di questo tipo di frode, ovvero quelli di grosso taglio a cifra tonda. Considerando soltanto i voucher fra i 100 e i 500 euro multipli di 50 (100, 150, 200...), i dati confermano ancora una volta l&rsquo;ipotesi iniziale: se questi buoni rappresentano solo lo 0,7% del totale di quelli generati tramite 18app, nelle province sopra individuate essi costituiscono percentuali ben pi&ugrave; elevate. In particolare, in provincia di Napoli l&rsquo;11% dei buoni spesi appartiene a questo tipo, mentre per le province di Lecce e Crotone questo indice raggiunge addirittura il 13% e il 20% rispettivamente. A fronte di questi risultati, una risposta adeguata potrebbe essere quella attivare dei controlli sugli utenti che presentano profili di spesa cos&igrave; distorti e allo stesso tempo porre un tetto massimo al valore di ciascun buono.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>Gli acquisti</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver analizzato quanto e quando hanno speso i nati nel &rsquo;98, i dati offerti dal Ministero permettono di capire anche come sono stati spesi i soldi.&nbsp;</p>
<p align="center" style="text-align: center;"><img alt="Figura 4" src="getImage.php?id=266&amp;w=578&amp;h=420&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 578px; height: 420px;" title="Figura 4" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 4 - Elaborazione Tortuga su dati MIBACT</em></p>
<p style="text-align: justify;">La parte del leone la fanno i libri, per cui sono stati spesi 133 milioni di euro, ovvero l&rsquo;82% del totale. Al secondo posto invece i concerti (14 milioni di euro, corrispondenti al 8,8% del totale). Seguono in maniera residuale concerti, teatro, musei e eventi culturali. Interessante &egrave; anche l&rsquo;andamento nel tempo del peso di ciascun ambito di spesa.</p>
<p align="center" style="text-align: center;"><img alt="Figura 5" src="getImage.php?id=267&amp;w=576&amp;h=419&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 576px; height: 419px;" title="Figura 5" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 5 - Elaborazione Tortuga su dati MIBACT</em></p>
<p align="center" style="text-align: center;"><img alt="Figura 6" src="getImage.php?id=268&amp;w=589&amp;h=428&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 589px; height: 428px;" title="Figura 6" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 6 - Elaborazione Tortuga su dati MIBACT</em></p>
<p align="center" style="text-align: center;"><img alt="Figura 7" src="getImage.php?id=269&amp;w=589&amp;h=428&amp;c=0&amp;co=1&amp;f=0&amp;t=0&amp;.jpg" style="width: 589px; height: 428px;" title="Figura 7" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 7 - Elaborazione Tortuga su dati MIBACT</em></p>
<p style="text-align: justify;">Come si pu&ograve; vedere nei grafici, la spesa per libri rimane pi&ugrave; o meno intorno all&rsquo;80% per tutto il periodo di riferimento, corrispondenti a circa 310.000 euro. Il picco (oltre il 90% della spesa) viene raggiunto proprio nel periodo di settembre-ottobre, rafforzando l&rsquo;ipotesi di un acquisto di libri scolastico-universitari. Invece, il picco della spesa giornaliera per cinema (che si aggira in media intorno all&rsquo;8%) si raggiunge il 15 aprile, quando arriva al 36,82% della spesa giornaliera aggregata. Interessante il fatto che sia probabilmente da imputarsi all&rsquo;uscita di Fast and Furious 8, il 13 aprile 2017 e che fosse durante il weekend di Pasqua. Infine, la spesa giornaliera per concerti si &egrave; attestata mediamente al 10% di quella totale, con un picco del 25% il 16 giugno 2017.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>Conclusioni</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;analisi dei dati disponibili permette di capire con maggiore precisione come si sono comportati i diciottenni messi di fronte alla possibilit&agrave; di usufruire di un bonus di 500&euro; da spendere in beni culturali. L&rsquo;analisi potrebbe essere ripetuta anche sulle coorti del 1999 e del 2000, che hanno gi&agrave; usufruito pienamente del bonus, per vedere se tali comportamenti sono cambiati da coorte a coorte. Come abbiamo argomentato nel capitolo &ldquo;Seminare cultura&rdquo; per&ograve;, ci&ograve; che manca davvero sono dato sul comportamento degli utenti prima e dopo la finestra temporale del bonus, che sono fondamentali per indagare se e in che misura il voucher abbia modificato le preferenze culturali degli utenti. Da questo punto di vista auspichiamo che il MIBACT provveda quanto prima a introdurre un pi&ugrave; preciso sistema di monitoraggio. &nbsp;</p>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/60</guid>
        </item>
        <item>
            <title>La nostra intervista a Zapping</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/66</link>
            <description><![CDATA[<p>Il nostro Antonio Nicoletti &egrave; stato ospite di Giancarlo Loquenzi durante il programma radiofonico Zapping su <a href="https://www.facebook.com/Radio1Rai/?eid=ARApHmFezKqsolnMaAqam9vsb-0c1cbxxt3a5jVGrQ2eRuD6YNaxyDLmVxy7SXzlXW3SgAXqVZ9PhWnW&amp;fref=tag" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=169198136462960&amp;extragetparams=%7B%22eid%22%3A%22ARApHmFezKqsolnMaAqam9vsb-0c1cbxxt3a5jVGrQ2eRuD6YNaxyDLmVxy7SXzlXW3SgAXqVZ9PhWnW%22%2C%22fref%22%3A%22tag%22%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Radio1 Rai</a>. Si &egrave; parlato del Bonus Cultura, della fuga di cervelli e dello stato del Paese.</p>
<p>L'intervista pu&ograve; essere ascoltata <a href="https://www.facebook.com/tortugaecon/videos/193881695324237/" target="_blank">qui</a>.</p>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/66</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Francesco Filippucci a Radio Radicale</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/69</link>
            <description><![CDATA[<p>Francesco Filippucci, dottorando alla Paris School of Economics e fra i fondatori di Tortuga, &egrave; intervenuto alla Trasmissione "Il bandolo della matassa", su Radio Radicale. Si &egrave; discusso con gli altri ospiti dell'approccio del libro e di alcune proposte.</p>
<p>L'intervento pu&ograve; essere ascoltato <a href="https://www.facebook.com/tortugaecon/videos/227912008249209/" target="_blank">qui</a>.</p>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/69</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Presentazione del libro a Roma</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/71</link>
            <description><![CDATA[<p>&ldquo;I <strong>giovani</strong> devono fare casino per farsi ascoltare. <strong>Devono fare proposte</strong>&ldquo;. Queste le parole dell&rsquo;economista Carlo <strong>Cottarelli</strong>&nbsp;all&rsquo;incontro organizzato a Roma dal think tank <strong>Tortuga</strong> per la presentazione del libro<strong>&nbsp;<a href="../" rel="noopener noreferrer" target="_blank">&ldquo;Ci pensiamo noi &ndash; dieci proposte per far spazio ai giovani&rdquo;</a></strong>moderato dalla giornalista Myrta Merlino lo scorso 3 marzo.</p>
<div></div>
<p>&nbsp;&ldquo;L&rsquo;Italia non &egrave; un paese per giovani. <strong>La povert&agrave; in Italia tra le nuove generazion &egrave; altissima</strong>. Nel nostro Paese siamo ossessionati dal problema dell&rsquo;immigrazione quando il problema maggiore &egrave; quello che riguarda la migrazione dei nostri giovani verso l&rsquo;estero. Viviamo in un Paese che spende pi&ugrave; per il debito pubblico che per l&rsquo;istruzione&rdquo; - A. Misiani.</p>
<p>&ldquo;<strong>La fotografia dell&rsquo;Italia di oggi non &egrave; buona per i giovani</strong> in termini di crescita o per trovare nuovi lavori per il futuro. Sono 250mila i giovani che negli ultimi dieci anni hanno lasciato l&rsquo;Italia. Si tratta di un problema molto serio.&nbsp;&Egrave; il problema di una politica che purtroppo dedica poca attenzione ai giovani. Siamo al penultimo posto in Europa per spesa universitaria pro capite. Spendiamo pi&ugrave; per le pensioni che per i giovani&rdquo; - C. Cottarelli.</p>
<p></p>
<p>Per ascoltare tutti gli interventi, clicca <a href="https://www.facebook.com/tortugaecon/videos/484064262269272/" target="_blank">qui</a>.</p>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/71</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Il Capitolo 11 è disponibile per il download gratuito!</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/73</link>
            <description><![CDATA[<p>Nei mesi subito dopo il lancio di <em>Ci pensiamo noi</em>, ci siamo misurati con numerosi esperti di economia e politica, fisicamente e virtualmente. Abbiamo ricevuto complimenti e critiche, ma soprattutto tanti stimoli per migliorare e ampliare il nostro lavoro. Uno dei punti che ricorreva pi&ugrave; spesso era la mancanza, nelle pagine del libro, di una trattazione organica dell'imprenditoria giovanile - tema peraltro a noi caro.</p>
<p>Cos&igrave;, nelle settimane di quarantena, abbiamo deciso di rimediare alla mancanza scrivendo un undicesimo capitolo, <em>Quando il lavoro &egrave; un'impresa</em>. Abbiamo deciso di renderlo disponibile gratuitamente sui nostri canali per tre motivi. Primo, perch&eacute; crediamo che sia un argomento chiave per gli under 30 italiani, che troppo spesso faticano a trovare uno sbocco occupazionale dopo gli studi. Secondo, perch&eacute; &egrave; una bella vetrina per <em>Ci pensiamo noi</em>, dato che abbiamo usato la stessa metodologia che trovate anche negli altri dieci capitoli. Terzo, perch&eacute; ci auguriamo che cogliate l'occasione per far circolare <em>Quando il lavoro &egrave; un'impresa </em>fra i vostri familiari e amici, in modo che si torni a parlare di giovani nelle tavole degli italiani.&nbsp;</p>
<p><em>Quando il lavoro &egrave; un'impresa</em>&nbsp;&egrave; scaricabile gratuitamente <a href="media:285:Ci pensiamo noi - Capitolo 11" title="Ci pensiamo noi - Capitolo 11">qui</a> e pu&ograve; essere distribuito liberamente. Aspettiamo di sapere cosa ne pensate; sfruttiamo l'occasione per discutere in maniera costruttiva del futuro del Paese!</p>
<p>Buona lettura.</p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/73</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Intervista al Preside del Liceo G.B. Quadri (Vicenza)</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.interviews/56</link>
            <description><![CDATA[<p>In questo video intervistiamo Paolo Jacolino, Preside del Liceo G.B. Quadri di Vicenza, che &egrave; stato riconosciuto da Eduscopio come il miglior liceo scientifico d'Italia nel 2019.</p>
<p>Quali sono i fattori che determinano gli eccellenti risultati che i suoi studenti ottengono durante i primi due anni di universit&agrave;? Quali sono le difficolt&agrave; incontrate nella gestione di una scuola pubblica? Quanto &egrave; stato difficile implementare l'alternanza scuola-lavoro, e perch&eacute;?</p>
<p>Il Prof. Jacolino, ex provveditore a Padova, risponde a queste ed altre domande nel corso della lunga intervista.</p>
<p><iframe frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/Ddqssy4-QUY" width="560"></iframe></p>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.interviews/56</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Un bilancio del Bonus Cultura</title>
            <link>http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.interviews/61</link>
            <description><![CDATA[<p><strong>Il Bonus Cultura ha rappresentato e rappresenta un unicum nel panorama europeo delle politiche culturali per i giovani. Quale &egrave;, secondo lei, l&rsquo;idea che sta dietro ad una misura come questa e perch&eacute; il governo Renzi decise di introdurla?</strong></p>
<p>Ormai in diversi Paesi avanzati si fa largo l'idea che bisogna sostenere non solo l'offerta di cultura ma anche la domanda. Il Bonus Cultura risponde a questa duplice finalit&agrave; e fu introdotto da un governo, quello Renzi che lei citava, che ha fatto con convinzione una serie di investimenti sulle nuove generazioni. Pensiamo alla cosiddetta &ldquo;Buona Scuola&rdquo; che ha introdotto misure specifiche per rafforzare e ampliare le competenze dei giovani, che ha previsto un Piano Nazionale Scuola Digitale, che ha predisposto azioni di orientamento al domani lavorativo attraverso l&rsquo;ex Alternanza Scuola-Lavoro. Il Bonus Cultura va calato quindi in questo quadro. In altre parole, in quella stagione abbiamo voluto dire ai giovani che avevamo a cuore la loro formazione. E che volevamo sostenerli nel loro percorso di crescita. Un percorso che non si esaurisce a scuola. Per questo assegnare loro delle risorse spendibili direttamente in base ai loro gusti, alle loro inclinazioni, alle loro passioni ha voluto dire che abbiamo fiducia in loro, che il futuro &egrave; nelle loro mani e non pu&ograve; prescindere dalla conoscenza. Noi stiamo creando le opportunit&agrave; per costruirlo in linea con i loro sogni e le loro ambizioni.</p>
<p><strong>Il MIBACT ha diffuso nel corso degli anni i numeri relativi alla partecipazione dei giovani e alle spese effettuate. Ne risulta un tasso di utilizzo in crescita nel corso del tempo e una netta prevalenza della spesa in libri. Quali sono, secondo lei, a distanza di 4 anni dall&rsquo;introduzione i principali obiettivi raggiunti?</strong></p>
<p>Il sempre maggiore utilizzo del Bonus da parte dei neo-diciottenni dimostra che abbiamo intercettato una loro esigenza. E che i giovani hanno sete di cultura. Che pu&ograve; essere declinata in vario modo, nell&rsquo;acquisto di un libro, del biglietto di un concerto o del cinema. E questa &egrave; una straordinaria risposta non per il governo o i governi che hanno pensato questa misura. Ma per il Paese. Perch&eacute; ci restituisce l&rsquo;immagine di giovani appassionati e consapevoli. Protagonisti. Credo che sia un risultato di cui essere soddisfatti. Che deve spingerci a investire sempre di pi&ugrave; sulle nuove generazioni. A lungo se ne &egrave; parlato attribuendo loro caratteristiche negative: bamboccioni, <em>choosy</em>, svogliati. La realt&agrave; &egrave; che ci vuole coraggio a prestare loro ascolto. Perch&eacute; poi alle loro richieste bisogna trovare risposta. Il Bonus Cultura &egrave; una prima importante risposta. Ma tanto altro &egrave; stato fatto e continueremo a fare.</p>
<p><strong>Nel dibattito pubblico il Bonus Cultura ha ricevuto molte critiche e sono emersi numerosi &ldquo;piccoli scandali&rdquo;: dai soldi incassati fraudolentemente da alcuni giovani rivendendo sottobanco i propri bonus, agli acquisti di beni di dubbia natura culturale. Quali sono secondo lei i limiti della misura come &egrave; strutturata al momento?</strong></p>
<p>Fatta la legge, trovato l&rsquo;inganno: in realt&agrave; il problema non &egrave; come &egrave; strutturata la misura. La questione &egrave; che purtroppo possono esserci casi sporadici &ndash; che appunto lei stesso definisce &ldquo;piccoli scandali&rdquo; &ndash; di un uso distorto dei mezzi a disposizione. &Egrave; chiaro che tutto &egrave; migliorabile, ma i ragazzi sono stati seguiti nella gestione del Bonus ed &egrave; stato fatto un buon lavoro. Riconosciuto &ndash; e quindi mantenuto &ndash; anche da governi di colore diverso che si sono succeduti in questi anni.</p>
<p><strong>Sarebbe favorevole all&rsquo;idea di rimodulare il Bonus in pi&ugrave; tranche di entit&agrave; monetaria minore ma diluite in pi&ugrave; anni, in modo da consentire un uso pi&ugrave; costante nel tempo da parte dei giovani? </strong></p>
<p>Da donna al governo in questo momento, posso affermare che pi&ugrave; risorse riusciamo ad attrarre sui giovani meglio &egrave;. Questo esecutivo, nonostante il momento storico che stiamo vivendo e i vari equilibri politici, lo sta facendo con grande impegno. &Egrave; chiaro che abbiamo deciso di partire con un target di beneficiari, ma non escludo che negli anni si potr&agrave; ampliare la platea. Sono decisioni che spettano al Ministero per i Beni e le attivit&agrave; culturali e per il turismo e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ma sulle quali c&rsquo;&egrave; la massima convergenza e condivisione.</p>]]></description>
            <author> no_email@example.com (TortugaEcon)</author>
            <pubDate>Tue, 05 May 2026 12:46:55 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://cipensiamonoi.egeaonline.it/it/go/egea.modules.interviews/61</guid>
        </item>
    </channel>
</rss>
